di Rita Bartolomei Grilli, locuste, larve o polveri di ’buffalo worm’, il parassita delle granaglie: essiccati, interi o macinati. Non è la dieta del Battista nel deserto che colpì anche Dante, ma quel che potremmo trovare al ristorante o negli scaffali dei supermercati più di tendenza. I piatti di cavallette fritte non saranno più scene esotiche ambientate in Cina o in Thailandia. Questione di tempo ma prepariamoci. Questi nuovi alimenti – così da regolamento Ue – sono in coda alla farfallina della farina, insomma al verme giallo, appena sdoganato dall’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma, la patria del cibo made in Italy e del prosciutto doc. Gli scienziati hanno stabilito: sono sicure, si...

di Rita Bartolomei

Grilli, locuste, larve o polveri di ’buffalo worm’, il parassita delle granaglie: essiccati, interi o macinati. Non è la dieta del Battista nel deserto che colpì anche Dante, ma quel che potremmo trovare al ristorante o negli scaffali dei supermercati più di tendenza. I piatti di cavallette fritte non saranno più scene esotiche ambientate in Cina o in Thailandia.

Questione di tempo ma prepariamoci. Questi nuovi alimenti – così da regolamento Ue – sono in coda alla farfallina della farina, insomma al verme giallo, appena sdoganato dall’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma, la patria del cibo made in Italy e del prosciutto doc. Gli scienziati hanno stabilito: sono sicure, si possono mangiare. Va bene tutto, biscotti, paste o hamburger. Unica avvertenza: chi è allergico ai crostacei, eviti.

Per il via libera definitivo servono ancora due passaggi. La Commissione Ue dovrà elaborare una proposta di autorizzazione, gli Stati membri la dovranno approvare. Ma questo primo sì a un insetto da mangiare è considerato "pietra miliare" dall’Ipiff, l’International Platform of Insects for Food and Feed, associazione che riunisce i produttori europei e conta di avere il semaforo verde entro metà anno. Intanto le aziende (straniere) – il settore è considerato strategico e in crescita – attendono che l’Efsa si pronunci anche su altre domande. Dieci di queste sono abbastanza avanti nella valutazione, altre 4 ancora ai preliminari. Più indietro le polveri proteiche della "larva Alphitobius diaperinus", per gli appassionati ’buffalo worm’, cugino della tarma della farina, fa pensare alle noccioline. Avanti nella lista invece cavallette e grilli, "l’insetto più utilizzato dalla cucina europea, molto interessante il suo gusto che si avvicina alla noce", come suggeriscono due intenditori, i gemelli Antonio e Giuseppe Bozzaotra, 47 anni, allevatori di insetti da mangiare a Monselice ma oggi in stand by (in attesa di una legge che per ora non c’è). Mentre chi l’ha provata assicura che la farfallina della farina sa di arachidi, oltre a garantire le dosi giuste di proteine, grassi e fibre.

Anche per questo la dieta a base di insetti (entomofagia) è considerata strategica dalla Fao, che già nel 2008 dalla Thailandia si chiedeva: disgustosi o prelibatezze da gustare? Nel dubbio, l’agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura continua anche oggi a mettere in fila i numeri. Uno su tutti: nel 2050 saremo 10 miliardi nel mondo. Come ci sarà da mangiare per tutti se già oggi gli affamati sono 800 milioni all’anno? Segue l’elenco dei benefici da cavallette grilli o larve: "In forma essiccata contengono spesso una quantità doppia di proteine rispetto alla carne o al pesce crudo anche se, generalmente, non superano la quantità di proteine presenti nella carne e nel pesce essiccato o cotto alla griglia. Alcuni insetti, specialmente allo stato larvale, sono ricchi anche di lipidi e contengono importanti vitamine e sali minerali".

Nelle domande sui nuovi alimenti arrivate all’Efsa, quelle che riguardano gli insetti sono ancora poche, più o meno il 10% del totale. Presentate dopo l’entrata in vigore del regolamento europeo sui nuovi alimenti, che dal gennaio 2018 prevede un’autorizzazione Ue. Ermolaos Ververis, il chimico dell’Efsa che ha coordinato il lavoro sul primo parere, riconosce che c’è ancora strada da fare. "Un nodo fondamentale della valutazione – spiega – è che molte allergie alimentari sono connesse alle proteine, per cui dobbiamo valutare anche se il consumo di insetti possa scatenare reazioni di questo tipo. È un lavoro impegnativo perché la qualità e la disponibilità dei dati varia, e c’è molta diversità tra una specie e l’altra".