La recita scolastica per la riapertura di tutte le classi italiane subito dopo l’Immacolata si arricchisce di nuovi episodi. La pensata della ministra dei Trasporti Paola De Micheli per didattica in presenza anche "il sabato e la domenica" perché non possono esserci "tabù", indebolisce la già fragile costruzione della ministra all’Istruzione Lucia Azzolina. Insorgono tutti. "Inopportuno", commenta il Guardasigilli Alfondo Bonafede. "Che senso ha inondare famiglie già molto provate di messaggi estemporanei?", protesta il leader di Azione Carlo Calenda. "#DeMicheli vuole mandare i ragazzi a scuola anche la domenica... Ma dove vive??? Mancano aule, insegnanti e bidelli, e parla delle domeniche? Che le rispondiamo?", twitta il...

La recita scolastica per la riapertura di tutte le classi italiane subito dopo l’Immacolata si arricchisce di nuovi episodi. La pensata della ministra dei Trasporti Paola De Micheli per didattica in presenza anche "il sabato e la domenica" perché non possono esserci "tabù", indebolisce la già fragile costruzione della ministra all’Istruzione Lucia Azzolina. Insorgono tutti. "Inopportuno", commenta il Guardasigilli Alfondo Bonafede. "Che senso ha inondare famiglie già molto provate di messaggi estemporanei?", protesta il leader di Azione Carlo Calenda. "#DeMicheli vuole mandare i ragazzi a scuola anche la domenica... Ma dove vive??? Mancano aule, insegnanti e bidelli, e parla delle domeniche? Che le rispondiamo?", twitta il segretario leghista Matteo Salvini.

Neppure i sindacati sono teneri. La scuola alla domenica è uno scenario "irrealistico", commenta Antonello Giannelli, leader dell’Associazione nazionale presidi. "Non ci scandalizziamo: di proposte strane ne abbiamo sentite tante. Si individuino le risorse economiche e umane che mancano a tutt’oggi anche per le supplenze e i modelli organizzativi", reagisce la segretaria di Cisl Scuola Maddalena Gissi. I 2.369.672 banchi e sedute innovative già consegnati dal commissario Domenico Arcuri sono una risposta insufficiente. "Per ritornare in presenza, la scuola ha bisogno di misure chiare e tempestive: ad oggi non esistono dati che permettano di giustificare le scelte differenziate per ciascuna regione", sottolinea Francesco Sinopoli (Flc Cgil). In una situazione tuttora molto critica "la scuola è il solito vaso di creta tra i vasi di ferro", lamenta Pino Turi (Uil Scuola).

Bonaccini: "Io riaprirei le scuole già a dicembre"

Azzolina appare in difficoltà. Prova in ogni modo a tener vivo il tema. "Questo momento difficile rappresenta per la scuola un motore di accelerazione enorme. Oggi si parla di Dad, ma domani la didattica digitale dovrà essere fatta in classe", dice la ministra da Bergamo, tanto per ribadire che la scuola non può prescindere dalla presenza fisica di docenti e allievi. Ma un sondaggio della rivista Tecnica della Scuola, somministrato a un campione di 11mila lettori in maggioranza docenti (ma anche genitori e studenti) boccia la fretta della ministra per il rientro in aula prenatalizio: l’89,5% degli intervistati è fermamente contrario. Una valutazione condivisa dalle Regioni, già sondate dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia.

"L’orientamento del governo è riaprire le scuole il 9 gennaio", spiega il governatore della Campania Vincenzo De Luca, che accusa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di aver spalleggiato "posizioni sconvolgenti". Secondo De Luca, è inimmaginabile "aprire le scuole il 9 dicembre per poi chiuderle per le feste e riaprirle a gennaio? Non ci sono parole". Anche il governatore del Veneto Luca Zaia difende la stessa trincea: "Riaprire le scuole il 9 dicembre, magari in fretta e furia, è un errore". "Assurdo", stigmatizza il presidente del piemonte Alberto Cirio. Più riflessivo il governatore dell’Emiilia-Romagna Stefano Bonacccini: "Scuola è anche socialità, relazioni, e stiamo rischiando di non comprendere il prezzo che stiamo facendo pagare ai ragazzi. Io sarei per riaprire a dicembre, ma su questi temi non si possono fare cose diverse". Ragionamento che vale solo per le scuole superiori.

Da lunedì, in seguito al passaggio di Lombardia, Piemonte e Calabria in zona arancione, tutti gli studenti delle scuole medie di queste regioni potranno infatti tornare in classe (quelli delle elementari e di prima media ci andavano già), mentre nelle regioni rosse solo elementari e prime medie potranno frequentare in presenza. È l’Italia del Covid. Un labirinto per tutti.