Spaccio e torture durante il lockdown, ma sotto la lente sembrano essere finiti presunti reati commessi a partire dal 2017
Spaccio e torture durante il lockdown, ma sotto la lente sembrano essere finiti presunti reati commessi a partire dal 2017
Più che una caserma, un covo. Il quartier generale dove si pianificava di tutto: dallo spaccio alle estorsioni, dagli arresti illegali alla tortura. Loro erano carabinieri e sì, con la divisa addosso si comportavano come i protagonisti "di Gomorra". L’immagine di un uomo scalzo per terra, ammanettato e impaurito, col sangue che cola dal naso fino a macchiare il pavimento, è il simbolo di un’inchiesta senza precedenti che scuote Piacenza. Una caserma dell’Arma posta sotto sequestro per la prima volta in Italia e 10 carabinieri indagati: cinque sono in carcere, uno, il maresciallo che comanda la...

Più che una caserma, un covo. Il quartier generale dove si pianificava di tutto: dallo spaccio alle estorsioni, dagli arresti illegali alla tortura. Loro erano carabinieri e sì, con la divisa addosso si comportavano come i protagonisti "di Gomorra". L’immagine di un uomo scalzo per terra, ammanettato e impaurito, col sangue che cola dal naso fino a macchiare il pavimento, è il simbolo di un’inchiesta senza precedenti che scuote Piacenza. Una caserma dell’Arma posta sotto sequestro per la prima volta in Italia e 10 carabinieri indagati: cinque sono in carcere, uno, il maresciallo che comanda la stazione, è agli arresti domiciliari, tre hanno l’obbligo di firma e un altro, il comandante della compagnia di Piacenza, un ufficiale, raggiunto dall’obbligo di dimora. Tutti sono stati sospesi. Nei guai anche un finanziere, che ha l’obbligo di firma, accusato di rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio.

Nell’inchiesta choc condotta dalla Procura della città emiliana e che ha portato all’emissione delle ordinanze di custodia cautelare per i militari della stazione Levante in via Caccialupo, i reati contestati vanno dal traffico e spaccio di droga, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali, al peculato, abuso d’ufficio e falsità ideologica. Ventidue, in totale, le persone coinvolte: 12 in carcere, 5 ai domiciliari, 4 con l’obbligo di firma e 1 obbligo di dimora (più una denuncia: la compagna di un militare in manette).

Così, mentre Piacenza lottava contro il Covid e contava i suoi morti, le piazze dello spaccio in città soffrivano per il lockdown, che aveva bloccato i rifornimenti di droga. Un ‘vuoto’ colmato dai carabinieri della stazione Levante dove tutti i militari (tranne uno) risultano coinvolti nell’inchiesta ‘Odysseus’. Ma sotto la lente sembrano essere finiti presunti reati commessi a partire dal 2017. Tutto è nato da un’indagine sul traffico di droga che la procura ha portato avanti per sei mesi. Fra gli esponenti di spicco, per i magistrati, un graduato dei carabinieri, in servizio alla stazione Piacenza Levante, che sfruttando la divisa avrebbe gestito lo spaccio attraverso pusher di sua fiducia. Il militare, inoltre, li avrebbe agevolati nella compravendita di grandi quantità di droga garantendo protezione in cambio di un tornaconto economico.

Non basta. Nelle centinaia di pagine di ordinanza vengono anche riportati "arresti falsati e perquisizioni arbitrarie". Perché l’obiettivo non era solo quello di procacciarsi la sostanza stupefacente ma anche di sembrare "più bravi degli altri". Come? Attraverso, appunto, un alto numero di arresti illegali con prove false. Pur di apparire e pur di avere la droga non badavano alle modalità operative: di lì pestaggi, un sequestro di persona e comportamenti che un pusher di fiducia ha definito "come quelli di Gomorra". Di più: i militari erano arrivati a fare una staffetta con le auto per scortare uno spacciatore o a compilare un’autocertificazione fasulla in modo tale che i pusher potessero andare a rifornirsi nel Milanese.