Cinquantanove positivi al coronavirus in una scuola dell’infanzia di Bollate, nel primissimo hinterland a Nord-Ovest di Milano. E tra i contagiati, 45 bambini e 14 tra insegnanti e operatori, sono stati trovati tre casi di variante inglese del Sars-CoV-2. Così, dopo la materna, ieri anche le due elementari dello stesso...

Cinquantanove positivi al coronavirus in una scuola dell’infanzia di Bollate, nel primissimo hinterland a Nord-Ovest di Milano. E tra i contagiati, 45 bambini e 14 tra insegnanti e operatori, sono stati trovati tre casi di variante inglese del Sars-CoV-2.

Così, dopo la materna, ieri anche le due elementari dello stesso istituto comprensivo, dove sono stati scoperti altri casi di coronavirus collegati al focolaio della scuola dell’infanzia, sono state mandate in didattica a distanza. E l’Ats Metropolitana (l’Asl locale) ha fatto scattare test a tappeto sull’intera popolazione delle tre scuole: circa 800 studenti, oltre agli insegnanti e al resto del personale. La decisione di sospendere le lezioni in presenza, presa d’intesa tra l’Ats, il preside dell’istituto comprensivo e il sindaco di Bollate, "è stata una scelta precauzionale, per garantire la sicurezza degli studenti e la possibilità di effettuare i test", spiega il dirigente scolastico dell’Istituto Rosmini, Salvatore Biondo. E ricostruisce che il focolaio alla materna "è partito con un paio di casi il 27 gennaio. In pochi giorni abbiamo invitato le famiglie a tenere bambini a casa, ma rapidamente i contagi si sono estesi a quasi tutti i collaboratori e fra gli insegnanti".

E adesso, in questo comune di oltre trentaseimila abitanti alle porte di Milano, si sta diffondendo la paura di tornare in zona rossa, magari per un microlockdown. "L’Ats continua a monitorare l’andamento dei contagi per valutare la necessità di implementare ulteriori misure di sanità pubblica - ha chiarito via social il sindaco di Bollate Francesco Vassallo -. Non siamo in zona rossa".

Monica Guerci