Il sospetto è agghiacciante e lascia senza fiato: un bambino di 9 anni muore a Bari, quartiere San Girolamo, con le stesse modalità con cui cinque giorni fa si è autosoffocata la piccola Antonella Sicomero, 10 anni, di Palermo. Anche lui è stato trovato dai genitori con una corda intorno al collo, anche lui potrebbe essere finito nella terribile trappola del "Blackout Challange", irretito da misteriosi "amministratori" a partecipare a un gioco mortale. Il losco rituale è sempre lo stesso: stringere un cappio al collo fino a togliersi il respiro, resistere il più a lungo possibile, riprendere la "prova"...

Il sospetto è agghiacciante e lascia senza fiato: un bambino di 9 anni muore a Bari, quartiere San Girolamo, con le stesse modalità con cui cinque giorni fa si è autosoffocata la piccola Antonella Sicomero, 10 anni, di Palermo. Anche lui è stato trovato dai genitori con una corda intorno al collo, anche lui potrebbe essere finito nella terribile trappola del "Blackout Challange", irretito da misteriosi "amministratori" a partecipare a un gioco mortale. Il losco rituale è sempre lo stesso: stringere un cappio al collo fino a togliersi il respiro, resistere il più a lungo possibile, riprendere la "prova" con uno smartphone davanti allo specchio e, infine, postare il video sui social per conquistare like e followers.

Anche per il piccolo, come per Antonella Sicomero cinque giorni fa, le cose sono finite in tragedia. E ora la paura è che la "strage degli innocenti", scatenata dalla macabra challange online e dall’emulazione, possa diventare una piaga.

La ricostruzione dei fatti nell’appartamento di San Girolamo è ancora parziale. Stando ai primi accertamenti della polizia, intervenuta alle 16 su segnalazione del 118, si tratterebbe certamente di suicidio e dell’episodio sono state informate le procure ordinaria e minorile. A dare l’allarme i genitori, che hanno trovato il figlio privo di sensi nella sua cameretta con una corda al collo. La pm Angela Maria Morea, sospettando la partecipazione a un gioco mortale, ha disposto subito il sequestro dei dispositivi elettronici, a partire dallo smartphone di cui disponeva il bambino e dal pc di casa.

Attraverso i "devices" si cercherà di accertare se vi siano tracce che consentano di ricostruire i minuti che hanno preceduto l’impiccagione e se vi sia un eventuale collegamento con l’"hanging challenge", come avvenuto con Antonella a Palermo. "Al momento non abbiamo elementi che colleghino questo episodio a giochi online, ma sicuramente c’è un problema con questi giochi che stanno circolando, da tempo ormai", dichiara il procuratore minorile di Bari, Ferruccio De Salvatore.

"Il problema c’è ed è stato esasperato dalla pandemia – aggiunge –. Sono aumentati i casi di cutting, cioè il taglio degli arti con lamette, e i tentativi di suicidi che coinvolgono fasce d’età sempre più basse". Un incubo che riporta alla mente la morte della bimba di Palermo trovata priva di sensi dal padre nel bagno di casa, con la cintura di un accappatoio intorno al collo. Anche per lei non ci fu nulla da fare. Dopo il sequestro del cellulare, la Procura della Repubblica e quella per i minori aprirono un fascicolo per istigazione al suicidio. La vicenda scatenò una tempesta di polemiche per l’accesso dei minori ai social e in particolare a Tik Tok, la piattaforma su cui si svolgeva la sfida. Il portavoce di Tik Tok precisò che la priorità della piattaforma era la sicurezza, non sono consentiti contenuti che incoraggiano, promuovono o esaltano comportamenti che possono risultare dannosi. Ma il padre della bambina, uccisa dalla prova social, accusò: "Mia figlia è finita in una trappola".

Nino Femiani