Cristian Sebastiano, 42 anni, è stato ucciso a coltellate domenica 30 novembre 2020
Cristian Sebastiano, 42 anni, è stato ucciso a coltellate domenica 30 novembre 2020
di Marco Galvani e Stefania Totaro "Uscivo dal Sert per curare la mia tossicodipendenza e trovavo lui che mi vendeva la cocaina". Per questo lo ha accoltellato a morte. "Volevo punirlo perché mi ha trascinato nella tossicodipendenza". Ravi ha soltanto 14 anni. Nato a Monza da genitori delle Mauritius, è crollato domenica notte davanti alle domande del procuratore per i minorenni di Milano Ciro Cascone nella caserma dei carabinieri di Monza. Nella stanza accanto, l’amico Sonny, un anno più grande, che era con lui nella ‘spedizione’ contro Cristian Sebastiano, 42 anni, una vita stravolta dalla droga. Che consumava e vendeva. Entrambi i...

di Marco Galvani

e Stefania Totaro

"Uscivo dal Sert per curare la mia tossicodipendenza e trovavo lui che mi vendeva la cocaina". Per questo lo ha accoltellato a morte. "Volevo punirlo perché mi ha trascinato nella tossicodipendenza". Ravi ha soltanto 14 anni. Nato a Monza da genitori delle Mauritius, è crollato domenica notte davanti alle domande del procuratore per i minorenni di Milano Ciro Cascone nella caserma dei carabinieri di Monza. Nella stanza accanto, l’amico Sonny, un anno più grande, che era con lui nella ‘spedizione’ contro Cristian Sebastiano, 42 anni, una vita stravolta dalla droga. Che consumava e vendeva. Entrambi i ragazzini sono stati fermati per l’omicidio. Ravi e Sonny, alle spalle famiglie difficili ma oneste, abitano nello stesso quartiere della periferia di Monza in cui Cristian viveva con papà Michele e mamma Patrizia. Negli anni Settanta era soprannominato il Bronx, da anni però l’avevano ripulito. Compresi i sei palazzoni Aler – 16 scale e 286 famiglie – in via Fiume dove Cristian abitava. Lì, domenica all’ora di pranzo, è stato ammazzato. Con una ventina di coltellate. Un fendente, fatale, alla gola.

Alcuni testimoni avevano raccontato di aver visto due persone sospette allontanarsi dai portici dove è stato trovato il corpo ormai senza vita di Sebastiano.

I filmati delle telecamere della zona hanno permesso agli investigatori di arrivare all’identità degli aggressori. A casa di Ravi sono stati trovati i vestiti già messi in lavatrice, ma ancora sporchi di sangue. L’arma del delitto – un coltello da cucina –, ripulito e nascosto in un armadio. Il 14enne si sarebbe addossato l’intera responsabilità di quanto accaduto. Secondo la sua ricostruzione dei fatti, era andato con l’amico dal 42enne con la scusa di comprare droga, ma con l’intenzione di non pagarla mostrando il coltellaccio da cucina. La rapina mordi e fuggi non è andata come aveva immaginato perché, alla vista dell’arma bianca, Sebastiano avrebbe iniziato ad urlare il suo nome, scatenando la sua reazione aggressiva per timore che lì nel quartiere – dove tutti e tre sono conosciuti –, qualcuno degli inquilini si affacciasse alle finestre e li scoprisse.

Mamma badante, papà operaio, Ravi frequentava l’istituto alberghiero ma alle spalle aveva già un passato di abuso di sostanze stupefacenti e in poco tempo era passato dalle droghe ‘leggere’ alla cocaina. Un tunnel percorso ad alta velocità che lo aveva portato ad entrare nel percorso di recupero del Sert: "Sì, viene seguito dai medici", le parole della mamma, sconvolta. Il 15enne avrebbe solo accompagnato l’amico e il suo legale contesta l’accusa di concorso in omicidio volontario, che potrebbe diventare più pesante con l’aggravante della premeditazione. Per il papà della vittima "meriterebbero di essere processati come adulti, se solo penso che da minorenni in pochi anni me li ritroverò fuori divento matto, sarebbe vergognoso. Lo spacciatore vende, chi assume droga la cerca, funziona così e uno dei due a sua volta già vendeva droga in stazione". Papà Michele è certo che "Cristian non ha mai instradato nessuno alla dipendenza della cocaina. I due ragazzi hanno lo stesso vizio di mio figlio, le stesse debolezze, con la differenza che lui era un signore e questi sono assassini".