Teresa Noce
Teresa Noce

Roma, 25 aprile 2021 - Il 25 aprile come data conclusiva di esistenze all'insegna della passione. E della fatica. Come quella del fiorentino Giovanni Dupuy, classe 1900. Detto 'Marcello', ha studiato sino alla sesta elementare. Sindacalista fra i più attivi della Cdl, di sentimenti socialisti, si trasferisce a Milano. Ma sono troppe le violenze delle camicie nere. Si rifugia a Marsiglia nel 1923: quella provenzale è città che accoglie con affetto gli italiani perseguitati politici (ce ne sono oltre 100mila nell'anno dell'arrivo di Giovanni). Si avvicina agli anarchici. Trasferitosi a Grenoble, l'Ovra, la terribile polizia politica fascista, lo tiene d'occhio perché “sovversivo pericolosissimo”. Anche lui, nel 1936, varca la frontiera e indossa la divisa partigiana di combattente antifranchista. Resta in terra iberica sino alla fine della guerra. Poi, viene rinchiuso nel campo di Argelès-sur-Mer, dove c'è persino la lebbra, oltre alle 'tradizionali' malattie. Arriva a mangiare canne palustri. Torna a Marsiglia, poi di nuovo a Grenoble. Entra nella Résistence francese. Viene ferito, ma, a guerra finita decide di tornare a casa, nella sua Firenze. Si riavvicina al Partito socialista e frequenta circoli anarchici. Morirà, quasi ottantenne, nel 1979.

E che dire di Teresa Noce, tra le figure più note del comunismo italiano? Il suo nome di battaglia è Estella. Le è stato imposto da Palmiro Togliatti. Ma lei, come dimostra lo studio di Anna Tonelli, ordinaria di storia contemporanea a Urbino ma romagnola doc pubblicato pochi mesi fa da Le Monnier, di cose ne ha fatte tante. Agitatrice sindacale, volontaria alla guerra civile spagnola, esule in Urss e in Francia, giornalista, discreta romanziera, moglie poi indegnamente tradita di Luigi Longo (leader comunista prima di Enrico Berlinguer, figura tra le più imponenti e ingombranti del Pcd'I e del Pci), sindacalista agguerrita. Ma, soprattutto, donna. Indisciplinata. Ribelle. Costretta a combattere contro le angherie maschiliste della parte avversa (i nazifascisti) e dei compagni di partito. Scrive la Tonelli: “L'aspetto fisico di una donna corpulenta, miope, poco aggraziata e trascurata nella cura di sé e nell'abbigliamento hanno alimentato la satira della stampa conservatrice che faceva dell'archetipo della bruttezza comunista uno dei motivi più in voga della denigrazione del nemico”. Ma Teresa mai abdicò ai suoi ideali di 'rivoluzionaria professionale'. Partecipano alla Resistenza in terra di Francia e finendo in un campo di concentramento. Sarà una delle 21 donne che faranno parte dell'Assemblea costituente italiana e morirà (lei, classe 1900) a Bologna nel 1980.

Ci viene ancora in mente un episodio, divertente nella sua drammaticità. Protagonista Florindo Eufemi, nato in Francia da immigrati italiani, ma di San Miniato (Pisa) dove rimpatria coi genitori. Di lui si sa che era un corridore dilettante di ottime qualità. Antifascista (anche se ex iscritto al Pnf), mette al servizio della causa spagnola (dove il generalissimo Franco cerca di abbattere, come poi avverrà, il legittimo governo repubblicano) le sue qualità. Gli viene rilasciato un passaporto collettivo per partecipare alla Genova-Nizza. Lui corre corre corre. E scompare. Lo ritroviamo in Corsica e poi in Spagna, armi in pugno, contro il fascismo franchista. Alla madre scrive di essere a Parigi e di aver trovato moglie. Ovviamente non è vero. Cadrà, nel 1938, nella battaglia dell'Ebro a difesa della Spagna repubblicana.

Tutti questi piccoli esempi per dire che il 25 aprile è la fine di una storia cominciata tanti anni prima. Con momenti di incredibile tenerezza in chi combatteva il nazifascismo. Ancora Tonelli: in Spagna per “accontentare i suoi eroici combattenti, Estella di mischia persino nei traffici per recuperare sigarette di contrabbando. In occasione di un Natale particolarmente difficile riesce a trovare addirittura una scorta di panettoni per portare il sapore di casa a chi si stava battendo per la libertà”.

Buon 25 aprile a tutti.