Cagliari, 28 agosto 2010 - Ha detto no ad un gruppo di facoltosi imprenditori edili che volevano comprare casa e terreno dove sorge il suo “furriadroxiu”, la sua azienda agricola, a qualche centinaio di metri dalla bellissima spiaggia di Tuerredda, a Chia, nel cagliaritano, la dove avevano pogettato di far sorgere un complesso turistico a cinque stelle ed ecocompatibile.

Ovidio Marras, pastore di 81 anni è diventato il beniamino degli ambientalisti. Fisico asciutto di chi da una vita lavora sui campi, Ovidio, il cui “furriadroxiu” è accerchiato dalle imprese, alleva vacche e pecore e cura un orto e non ne vuol sapere di andar via da un ambiente bellissimo che fa gola ai “signori del mattone”. Tiene a precisarlo, Ovidio Marras: i “padovani” (come li chiama lui) non diventeranno mai padroni della sua terra.

Del resto il progetto di costruire un complesso turistico a cinque stelle nella collinetta che sovrasta la spiaggia di Tuerredda, a due passi da Teulada e Capo Malfatano suscita non poche polemiche. Si tratta di un albergo dotato di terme, ristoranti, centro sportivo e piscine e di tante villette al massimo su due livelli, con grandi giardini che, assicura il gruppo d’imprese che le sta costruendo, in armonia con l’ambiente. Saranno in totale 150mila i metri cubi di cemento che interesseranno una delle zone più belle della Sardegna.

A costruire su 700 ettari il ‘Capo Malfatano Resort’ sarà la società Sitas, una cordata di imprese di cui fa parte la Sansedoni spa (40 per cento, controllata dal Monte dei paschi di Siena), la Benetton (25 per cento, attraverso la Ricerca finanziaria spa), il gruppo Toffano (24 per cento) e il gruppo Toti (11 per cento). La gestione dell’albergo sarà invece affidata alla Mita spa, la società dal gruppo Marcegaglia, che in Sardegna già amministra il Forte Village, a Santa Margherita di Pula, e l’ex arsenale della Maddalena.

“Ci sono parecchie ragioni - spiega Stefano Deliperi, del Gruppo d’Intervento Giuridico - per le quali ci opponiamo alla costruzione di questo resort. Tanto per incominciare quello di Teulada è uno dei pochi tratti di costa così estesi in tutto il Mediterraneo dove nessuno ha mai costruito. In secondo luogo, le tanto sbandierate concessioni fatte dalla Sitas al Comune sono in parte obbligatorie per legge e comunque le aree cedute sono inedificabili o perché a meno di 300 metri dal mare o perché in zona archeologica”.

La soluzione, per gli ambientalisti, passerebbe dal recupero degli antichi “furriadroxius”, come quelli dove vive e opera Ovidio Marras, per farne una rete di tanti piccoli resort. “Un’idea - ha concluso Deliperi - che avrebbe davvero attirato molti villeggianti d’élite con ricadute economiche nel paese. Mentre un resort autosufficiente alla gente di Teulada può dare soltanto posti da giardiniere e da cameriere”.