{{IMG_SX}}BOLOGNA — ANNA MARIA Franzoni può colpire di nuovo. In condizioni di forte stress, «può commettere gesti impulsivi, anche violenti». Fino, in teoria, all’estrema ipotesi, quella dell’omicidio. E’ questa la conclusione alla quale sono giunti gli psichiatri incaricati dal tribunale di sorveglianza di Bologna di svolgere una perizia sulla ‘mamma di Cogne’, condannata in via definitiva a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele e rinchiusa da maggio nel carcere della Dozza.

ANNA MARIA, tramite i suoi legali, aveva chiesto di poter incontrare i due figli, Davide e Gioele, di 13 e 5 anni, fuori dal carcere, giudicando nocivi i colloqui che periodicamente avvengono alla Dozza. Il giudice di sorveglianza, Riccardo Rossi, aveva perciò disposto una perizia (iniziativa per cui è stato censurato dal Csm), poi il fascicolo è passato al collega Gian Pietro Costa. Nelle settimane scorse, peraltro, il presidente del tribunale di sorveglianza, Francesco Maisto, ha dichiarato «inammissibili» tutte le altre istanze presentate dalla Franzoni, che aveva chiesto anche la concessione di misure alternative alla detenzione, a partire dagli arresti domiciliari. Nel frattempo, la perizia è andata avanti e lunedì è stata depositata: nelle 71 pagine lo psichiatra Renato Ariatti, il neuropsichiatra infantile Giovanni Battista Camerini e la psicologa Laura Volpini dicono, in estrema sintesi, due cose: che c’è il rischio di recidiva e che non c’è alcuna ragione d’urgenza perché madre e figli debbano vedersi fuori dal carcere (dove di recente è stata allestita la ludoteca).
E’ dunque molto difficile che il giudice accolga la richiesta di Anna Maria. «Non facciamo commenti, il magistrato deve ancora decidere, poi vedremo», si limita a dire il legale della Franzoni, Paola Savio.

MA SU COSA si basa il giudizio dei periti? Anna Maria è stata sottoposta al protocollo ‘Stable 2000’, un test canadese in grado di stabilire il rischio che l’autore di reati violenti possa commettere nuovi crimini. Il rischio può essere assente, basso, medio ed elevato. Nel caso della Franzoni, è medio. «C’è — scrivono i periti nelle conclusioni — un rischio medio di gesti impulsivi, eventualmente violenti». A questa conclusione giungono in base a molti fattori, il più importante dei quali è la negazione, da parte di Anna Maria, dei «propri meccanismi di funzionamento psichico». Ha cioè scarsa consapevolezza di quanto le succede, specialmente in situazioni di stress. Le crisi di ansia e gli attacchi di panico, accertati dagli atti sia processuali sia clinici, per lei non sono altro che semplici malesseri. «Io sto benissimo, non ho disturbi di alcun tipo, sono vittima di un errore giudiziario», ha ripetuto ai periti. Questa non capacità di mettersi in discussione, per gli psichiatri, è indicativa del fatto che la ‘mamma di Cogne’ potrebbe trovarsi di nuovo in una situazione come quella del 30 gennaio 2002, quando fu ucciso Samuele.

UN GIUDIZIO duro, mitigato dal fatto che Anna Maria viene comunque giudicata priva di patologie psichiatriche. La sua idoneità genitoriale ha dei chiaroscuri, ma nel complesso non presenta particolari deficit.
Il legame con i figli è forte, c’è semmai la (solita) scarsa capacità a comprendere gli stati mentali, proprio e altrui. Per i periti, dunque, è troppo presto per farla uscire e bisognerà riparlarne in futuro. «Auspichiamo — concludono — che la Franzoni trovi tempo e spazio per elaborare le proprie vicende personali».