{{IMG_SX}}Roma, 23 giugno 2008 - Emanuela Orlandi sarebbe stata prelevata da Renatino De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus, all'epoca presidente dello Ior. È una delle ultime rivelazioni che la supertestimone delle indagini sulla scomparsa della Orlandi ha fatto durante un colloquio investigativo con i dirigenti della squadra mobile, avvenuto il 14 marzo scorso. Sempre secondo quanto apprende l'Agi, alla specifica domanda, tramite chi Renato era stato delegato a prendere Emanuela, la donna risponde: "Tramite lo Ioro…quel monsignor Marcinkus…Renato ogni tanto si confidava".

 

Sulle motivazioni del sequestro, afferma poi: "Stavano arrivando secondo me sulle tracce di chi…perchè secondo me non è stato un sequestro a scopo di soldi, è stato fatto un sequestro indicato. Io ti dico monsignor Marcinkus perchè io non so chi c'è dietro…ma io l'ho conosciuto a cena con Renato…hanno rapito Emanuela per dare un messaggio a qualcuno".

 

La testimone sottolinea di non sapere chi materialmente prese Emanuela: "Quello che so è che (la decisione, ndr) era partita da alte vette…tipo monsignor Marcinkus…È come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la notizia".

 

La donna fa un paragone con la morte di Roberto Calvi: "Gli hanno trovato le mani legate dietro, perchè tu mi vuoi dare un messaggio. In un colloquio successivo, del 19 marzo, la donna aggiunge: "Renato, da quello che mi diceva, aveva interesse a cosare con Marcinkus perchè questi gli metteva sul mercato estero i soldi provenienti dai sequestri".

 

La teste, sentita successivamente dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto, ipotizza come ragione della scomparsa della giovante una "guerra di potere": "Io la motivazione esatta non la so - dice ai magistrati -, però posso dire che con De Pedis conobbi monsignor Marcinkus. Lui era molto ammanicato con il Vaticano, però i motivi posso immaginare che fossero quelli di riciclare il denaro. Mi sembra che Marcinkus allora era il presidente dello IorÂ…però sono ricordi così. Gli rimetteva questi soldi…Io a monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un appartamento di fronte, a via Porta Angelica…Sarà successo in totale quattro o cinque volte, tre-quattro volte…Lui era vestito come una persona normale".

 

Secondo la donna, l'iniziativa partiva da Renato. "C'era poi il segretario - rivela -, un certo Flavio. Non so se era il segretario ufficiale. Comunque gli faceva da segretario. Mi telefonava al telefono di casa mia e mi diceva: 'C'è il dottore che vorrebbe avere un incontro'. Embè, me lo faceva capire al telefono. Poi, a lui piacevano più signorine ('minorenni, no')! Quando entravo, vedevo il signore; non che mi aprisse lui, c'era sempre questo Flavio. Mi facevano accomodare i primi cinque minuti, poi io dicevo: 'Ragazze, quando avete fatto, prendete un taxi e ve ne andate. Ci vediamo, poi, domani".

 

La teste, rispondendo alle domande dei magistrati, precisa che le modalità in cui avvenivano questi incontri era diverse da quelle riferite sull'episodio del Gianicolo. "Mi ricordo che una volta - conclude - Renato portava sempre delle grosse borse di soldi a casa. Sa, le borse di Vuitton, quelle con la cerniera sopra. Mi dava tanta di quella cocaina, per contare i soldi dovevo fare tutti i mazzetti e mi ricordo che contò un miliardo e il giorno dopo lo portammo su a Marcinkus".

 

LA FAMIGLIA DI EMANUELA

 

"Non riteniamo attendibile quanto sarebbe stato affermato dalla testimone ascoltata dalla Procura di Roma nell'ambito della inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi". Lo affermano Massimo Krogh e Nicoletta Piromallo, gli avvocati della famiglia di Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno del 1983 in merito a quanto trapelato del verbale di una delle amanti di un boss della Banda della Magliana. I penalisti invitano a ragionare sul fatto che quanto asserito dalla testimone rispetto all'occultamento del cadavere di Emanuela è "quantomai sospetto". Il riferimento è al dato che, secondo quanto detto dalla donna, il corpo di Emanuela fosse in una sacco e in un altro ci fosse quello di Salvatore Nicitra, la cui morte però è datata dieci anni dopo la sparizione della ragazza. In conclusione i due legali aggiungono: "Aspettiamo comunque che gli inquirenti facciano le proprie valutazioni in libertà e attendiamo gli sviluppi degli accertamenti disposti dalla procura"

 

LA TESTIMONIANZA

 

Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa e il suo corpo, rinchiuso dentro un sacco, sarebbe stato gettato in una betoniera a Torvaianica. La rivelazione è della donna che ebbe una relazione con il boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, e che è stata sentita nelle scorse settimane, alla presenza dei funzionari della squadra mobile, dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto, titolari dell'inchiesta sulla scomparsa della ragazza.

 

"Renato mi portò a pranzo in un ristorante a Torvaianica, da 'Pippo l'Abruzzese' - racconta -. Lui aveva un appuntamento con questo Sergio (che, a suo dire, faceva da autista a Renato ndr) il quale portò quel bambino: Nicitra; il nome non me lo ricordo. Portò, dice lui, il corpo di Emanuela Orlandi. Io non lo so che c'era dentro (i sacchi ndr) perchè rimasi in macchina. Dice che, però, era meglio sterminare tutto, lui la pensava così. Sterminare tutto così non ce stanno più prove, non ci sta più niente. Lui mi disse che dentro a quella betoniera ci buttò quei due corpi. Poi, non lo so, insomma".

 

Sollecitata a essere più precisa dal pm Maisto, la donna spiega che "c'era un cantiere lì vicino, come dire, una cosa in costruzione. Noi riprendemmo tranquillamente la macchina e pensavo di dirigermi verso Roma. Lui mi disse: 'gira qui, vai lì e andammo in questo…Disse: 'stanno costruendo'. Dico: 'Che me devo fermà a fà?'. Dice: 'no, qui stanno a costruì delle case delle persone che conosco, sta a costruì un palazzo o a ristrutturare', non mi ricordo. E da lì a poco mi disse: 'fermate qua!'. Mi fermai e arrivò Sergio con la sua macchina e ad un certo punto misero in moto la betoniera. Vidi Sergio con una sacco per volta…e dopo chiesi a Renato: 'aho, ma che c'era dentro a quel…'. 'Ah, è meglio ammazzalle subito, levalle subito le provè, dice. 'E chi c'era?'. Dice: 'che te lo devo dì io!'. Poi, io andai a casa e spinta dalla curiosità, le dico la verità, lo feci pippà Renato, perchè poche volte l'ha fatto…sniffare, insomma. Però quando lo faceva ce stava due o tre giorni…spinta proprio dalla curiosità di voler sapere e lui me lo disse. Cioè lui mi disse queste cose". 

 

E ancora il pm Maisto: "Dunque, esattamente le disse?". La donna: «'Le prove si devono estirpare…'. Lui usava molto questa parola: 'dall'inizio, dalla radice'. Non lo so se 'sta ragazza aveva visto qualcuno; '…non essendoci più nè i corpi, nè niente, era meglio togliere di mezzo tutto, la parola tua contro la mià, diceva lui".

 

Il procuratore aggiunto Ormanni: "Quindi, in questi due sacchi, in uno ci sarebbe stato il figlio di Nicitra e nell'altro ci sarebbe stata Emanuela Orlandi?". Risponde la testimone: "Lo stesso giorno arrivò con questi due sacchi. Ce li aveva in macchina Sergio, dentro questa Audi bianca".

 

Il racconto della donna andrà verificato, tra l'altro, per quanto riguarda le date, anche se la teste premette di non essere in grado di essere puntuale ("le dico la verità, io sto in una comunità terapeutica, ho fatto uso per tanti anni di cocaina, psicofarmaci, insomma, un pò di tutto, non mi sono fatta mancare niente, per cui i miei ricordi sono anche…Cioè, io magari un giorno mi ricordo nitidamente una cosa, ci ripenso dopo qualche giorno e me la ricordo un pò così, poi mi ritorna in mente una frase…").

 

La donna riferisce che la sua relazione con De Pedis iniziò nella primavera inoltrata dell'82 e andò avanti fino a novembre '84. Quindi, Renatino venne arrestato e lei lo avrebbe rivisto dopo la sua uscita dal carcere nell'87. Di Emanuela Orlandi si persero le tracce il 22 giugno dell'83. Domenico Nicitra, il bambino di 11 anni, figlio di Salvatore, imputato al processo per i delitti commessi dalla banda della Magliana, scomparve il 21 giugno 1993 assieme allo zio Francesco, fratello del padre. E De Pedis in quell'epoca era già morto: venne ammazzato il 2 febbraio del '90.

 

CONSEGNATA A UN SACERDOTE

 

Emanuela Orlandi sarebbe stata consegnata a un sacerdote. È un'altra circostanza riferita al procuratore aggiunto Italo Ormanni e ai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto dalla ex amante del boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis (detto Renatino). Sarebbe stata proprio la donna, sei-sette mesi prima dell'episodio di Torvaianica, ad accompagnare in Bmw la ragazza dal bar del Gianicolo fino al benzinaio del Vaticano. La giovane, a dire della testimone, "non era assolutamente lucida, era intontita".

 

"Io arrivai lì al bar Gianicolo con una macchina - racconta - . Poi Renato, il signor De Pedis, con cui in quel tempo avevo una relazione, mi disse di prendere un'altra macchina, che era una Bmw e di accompagnare…Cioè arrivò questa ragazza, una ragazzina, arrivò questa ragazza e se l'accompagnavo fino a sotto, dove sta il benzinaio del Vaticano, che ci sarebbe stata una macchina targata Città del Vaticano che stava aspettando questa ragazza. Io l'accompagnai: così feci. Durante il tragitto…non so quanto tempo era passato dal sequestro di Emanuela Orlandi…la identificai come Emanuela Orlandi…Era frastornata, era confusa 'sta ragazza. Si sentiva che non stava bene: piangeva, rideva. Anche se il tragitto è stato breve, mi sembra che parlava di un certo Paolo, non so se fosse il fratello. Va bè, comunque, io quando l'accompagnai c'era un signore con tutte le sembianze di essere un sacerdote, c'aveva il vestito lungo e il cappello con le falde larghe. Scese dalla Mercedes nera, io feci scendere la ragazza: 'Buonasera, lei aspettava me?'. 'Sì. Sì, credo proprio di si'. Guardò la ragazza, prese la ragazza e salì in macchina sua. Poi, io, dopo che avevo realizzato chi era, dissi, quando tornai su, a Renato: 'À Renà, ma quella non era…'. Ha detto: 'Tu, se l'hai riconosciuta è meglio che non la riconosci, fatti gli affari tuoi".

 

L'INTERVISTA DEL 2006

"Non c'entro assolutissimamente nulla, spero anzi che Lei stia scherzando". Rispose così Sabrina Minardi a 'Chi l'ha visto', in un'intervista del 2006 rispetto alla possibilità di un suo coinvolgimento nel rapimento di Emanuela Orlandi. La donna è la testimone sentita nei mesi scorsi dalla Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa della ragazza avvenuta nel 1983.

 

La Minardi nella sua recente deposizione agli inquirenti ha invece riferito di aver visto e incontrato Emanuela sia da viva che da morta. Nel corso dell'intervista alla trasmissione di Rai Tre, la Minardi, che in passato è stata moglie di un ex giocatore di calcio della Lazio e della Nazionale, ha ricordato il suo rapporto con il boss della Magliana Enrico De Pedis, detto 'Renatino'.

 

La donna ha anche riferito di aver conosciuto monsignor Marcinkus e di aver presentato Roberto Calvi allo stesso De Pedis e che addirittura il banchiere dell'ex Banco Ambrosiano le mise a disposizione il proprio aereo personale, per portare i genitori della Minardi in Francia per cure oncologiche.

 

Nell'intervista, Minardi ha parlato della sua storia d'amore con ''Renato'' De Pedis (''che lui sapesse troppo era appurato, che non potesse fare un'infamita' era noto'') e degli incontri avuti in quegli anni. In particolare, ha fatto riferimento a due presunte cene alle quali avrebbe preso parte insieme con il boss, quando era ricercato, nella casa di Giulio Andreotti. ''Un giorno Renato mi disse 'domani devi essere elegante' - ha dichiarato la donna - e quindi andammo in un negozio all'angolo tra via del Corso e via Condotti per comprare un vestito. Io non sapevo dove saremmo stati a cena, ma quando vidi che era la casa di Andreotti rimasi di sasso. Mi sembra che ci fosse un ascensore che portava in casa. Renato parlava con Andreotti con tranquillita', sembravano si conoscessero..., a tavola si parlo' di cose futili''.

 

Nel corso dell'intervista, la Minardi ha parlato anche delle conoscenze di De Pedis: ''Conosceva Gelli, Renato era iscritto alla P2 - ha dichiarato - conosceva Pippo Calo' ed una volta andammo nella sua casa di Palermo; una volta fummo invitati a cena da Flavio Carboni e li' c'era Roberto Calvi, mi presentarono Marcinkus, Calvi mi mise a disposizione il suo aereo per trasportare a Parigi i miei genitori che si erano ammalati''. La Minardi ha accennato anche alla morte di Domenico Nicitra: ''Quale punizione peggiore per chi parla troppo - ha detto riferendosi al padre, Salvatore - sono molto severe le regole della malavita''.

 

Ad assistere in studio all'intervista c'erano le sorelle di Emanuela Orlandi ed alcuni familiari di Mirella Gregori, altra ragazza scomparsa a Roma all'inizio degli anni ottanta.