{{IMG_SX}}Terni, 4 marzo 2008 - FABRIZIO Corona on the road. Banconote da cento euro che svolazzano a manciate dal finestrino di una prestigiosa Bentley cabrio, stridore di pneumatici, lampeggianti e sirene della polizia, l’auto che viene fermata dopo l’inseguimento, i controlli sui tre occupanti e gli arresti. Tale e quale la trama di un film a stelle e strisce.

NELLA VARIANTE italica — quella andata in scena ieri mattina lungo l’Autostrada del Sole fra Badia al Pino e Orvieto — le banconote sono risultate false, sia il «centone» speso nella stazione di servizio aretina per pagare il pieno di carburante sia quelle trovate nella vettura incappata nel controllo della Polstrada, attivata dal solerte benzinaio, e al cui interno è spuntato il fotografo dei vip, l’immancabile Fabrizio Corona. Dopo lunghe ore trascorse nella caserma della sottosezione orvietana della polizia stradale — l’«avventura» era iniziata una manciata di minuti prima delle 6 —, l’annuncio è arrivato intorno alle 16,30: Corona arrestato, insieme agli altri due occupanti della vettura (dei quali sono state fornite soltanto le iniziali): F.F., 23 anni, originario di Firenze, seduto al posto del passeggero, e B.T., 25 anni, di Udine, che era al volante. Il fotografo, recentemente rinviato a giudizio per lo scandalo di Vallettopoli, sedeva sul sedile posteriore. L’accusa, per tutti, si riferisce alla detenzione e alla spendita di denaro falso.

FIN DAL PRIMO mattino gli inquirenti alle prese con il singolare caso — titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore di Orvieto, Flaminio Monteleone — avevano allargato le indagini, recuperando 17 banconote da cento euro, quella spesa per pagare la benzina e le altre gettate via dall’interno della lussuosa cabrio nelle fasi del fermo lungo l’A1, finite nel tratto erboso che delimita i due sensi di marcia. Ma le sorprese della giornata non erano finite qui: durante la successiva perquisizione nell’abitazione milanese del fotografo, infatti, sarebbero state trovate altre banconote false, per un ammontare complessivo di circa duemila euro, e, secondo l’avvocato Tommaso Delfino, anche una pistola (poi sequestrata) di «piccolo calibro». Il sequestro dell’arma è stato effettuato per accertare che sia regolarmente detenuta. Non risulta, comunque, che a Corona per il momento venga contestato il reato di detenzione illegale d’arma.

«SERENO e tranquillo»: così è stato definito, dal comandante della polizia stradale di Terni, Francesco Falciola, e dal dirigente della sezione autostradale orvietana, Stefano Spagnoli, l’atteggiamento tenuto da Corona durante il controllo poi sfociato nel suo arresto. Nel pomeriggio, poco prima dell’ufficializzazione degli arresti, una dottoressa era stata fatta entrare nella caserma situata a ridosso del casello di Orvieto, ma la sua presenza — è stato detto — non sarebbe da mettere in relazione con la vicenda. La vettura dei tre proveniva da un’imprecisata località del nord e viaggiava in direzione sud lungo l’Autosole.

«È TUTTO spiegabile: sono banconote provenienti da pagamenti di altre persone, che riteniamo di avere già individuato. Inezie, piccole cose che non creano allarme per la posizione di Corona» questo il giudizio dell’avvocato del fotografo, Giuseppe Strano Tagliareni, il quale ha anche parlato di «polpetta avvelenata» rifilata a Corona stesso dopo una serata. La situazione è, comunque, ancora tutta «in divenire», secondo quanto hanno riferito i dirigenti della polizia stradale. Al momento, ad esempio, non è stato accertato chi, all’interno della Bentley, fosse effettivamente in possesso del denaro falso. E sul punto, come su altri aspetti, i tre, che trascorreranno la notte nel carcere orvietano di via Roma, non hanno rilasciato specifiche dichiarazioni, anche se in via ufficiosa trapela che il fotografo avrebbe smentito categoricamente di avere lanciato le banconote dal finestrino.

ULTERIORI accertamenti sono stati nel frattempo estesi ad altre città, con l’obiettivo di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti del terzetto prima dell’episodio della stazione di servizio e del successivo fermo avvenuto in autostrada, lungo il tratto che corre nel territorio comunale di Orvieto.