Marco

Buticchi

La pandemia ha cambiato il mondo: rabbrividisco anche quando gioiscono. Non parlo

degli avversari, ma dei giocatori della squadra del cuore. Vederli uniti nell’abbraccio del trionfo incute un senso d’apprensiva insicurezza in ogni spettatore. Per fortuna, si pensa poi, esistono tutele d’isolamento (bolle) che preservano gli sportivi professionisti dal contagio. Si tratta spesso di gioielli pagati a peso d’oro e comunque di atleti che rappresentano una nazione, una città, un semplice rione. Ma hanno il peso dell’esempio sulle spalle. Fa discutere il recente rifiuto di un campione che, per timore dell’applicazione del protocollo anti contagio per un paio di mesi, è pronto a disertare il coronamento della sua carriera.

Il protagonista di questa scelta non è certo

abituato a tirarsi indietro dinanzi alle difficoltà, è anzi un impavido guerriero. I motivi vanno allora ricercati altrove: nel fardello della pandemia che incomincia a piegare persino i caratteri più forti. Resta comunque il dovere dell’esempio: se un moderno gladiatore rinuncia allo scopo di ogni suo sacrificio, che devono fare gli anziani ospiti di una casa di riposo, gli esercenti senza lavoro, i cassintegrati, le città intere in isolamento? Avremmo forse bisogno, in momenti come questi, di avere

certezze in grado di scardinare paure e non di modelli pronti a rinunciare a tutto pur di evitare privazioni analoghe a quelle che i cittadini affrontano ogni giorno…