Elena Ugolini I dati sulla diffusione del Covid sono preoccupanti, ma sarebbe assolutamente sbagliato “sacrificare” di nuovo i ragazzi. Se è necessario investire fondi per raddoppiare i trasporti pubblici utilizzando anche quelli privati facciamolo! Le risorse destinate alla cassa integrazione per questo settore, potrebbero essere utilizzate per questo. Chi vede i giovani tutte le mattine a...

Elena

Ugolini

I dati sulla diffusione del Covid sono preoccupanti, ma sarebbe assolutamente sbagliato “sacrificare” di nuovo i ragazzi. Se è necessario investire fondi per raddoppiare i trasporti pubblici utilizzando anche quelli privati facciamolo! Le risorse destinate alla cassa integrazione per questo settore, potrebbero essere utilizzate per questo. Chi vede i giovani tutte le mattine a scuola capisce che per loro non è stato uno scherzo il lockdown. Le ansie, le paure, la difficoltà a riprendere un ritmo di vita “normale” sono sotto gli occhi di tutti. Per molti è difficile stare concentrati, studiare, lavorare senza disperdersi e per molti il rischio dell’astenia, quella mancanza di voglia di vivere che fa desiderare la propria camera da letto e la PlayStation come il migliore dei mondi possibili, è sempre in agguato. La didattica che spesso prevede alcuni giorni in presenza ed altri a distanza non aiuta sicuramente, ma l’opportunità di frequentare la scuola, anche con tante limitazioni, è fondamentale, soprattutto tenendo conto che si stanno riducendo le possibilità di fare attività sportive e di trovarsi fra amici. Sinceramente penso che sia giusto chiedere di stare a casa a chi la vita ha già avuto l’opportunità di viverla. In questo momento per i ragazzi non c’è nessun luogo più sicuro delle scuole. I dati sulla diffusione dei contagi lo dimostrano.

Probabilmente se le avessimo riaperte prima dell’estate avremmo potuto insegnare ai ragazzi ad usare le mascherine, evitando i contagi di cui stiamo pagando ora le conseguenze. Ma c’è un’altra ragione per cui è fondamentale che le scuole non richiudano: attraverso gli 8 milioni e mezzo di studenti che le frequentano si arriva in modo diretto o indiretto a monitorare tutta la popolazione italiana. In queste prime settimane di scuola lo abbiamo visto. Con i tamponi fatti in modo mirato ma diffuso, siamo riusciti a spezzare sul nascere molte catene di contagi che avrebbero potuto continuare a crescere, indisturbate.