Giorgio Comaschi È inutile. La mascherina non ci va in testa. Anche se dovrebbe andare sulla bocca e sul naso e non appesa al polso come un brutto pendaglio da ospedale o al braccio come un contapassi quando vai a correre o, ancora peggio, portata sotto il mento come un orrendo cerotto dopo una caduta (in tutti questi casi il cataclisma estetico è devastante). Non ci va in testa, nel senso che ce la...

Giorgio

Comaschi

È inutile. La mascherina non ci va in testa. Anche se dovrebbe andare sulla bocca e sul naso e non appesa al polso come un brutto pendaglio da ospedale o al braccio come un contapassi quando vai a correre o, ancora peggio, portata sotto il mento come un orrendo cerotto dopo una caduta (in tutti questi casi il cataclisma estetico è devastante). Non ci va in testa, nel senso che ce la dimentichiamo ogni due secondi, la scordiamo, ovunque, la perdiamo miseramente come gli occhiali, gli accendini e le biro. Il suono che si sente per strada, in questo post ‘locdàun’, è sempre lo stesso: "Porc...!". Troncato secco così, senza il seguito. Occhi al cielo ed immediato deambulare sfasato come le mosche quando non sanno dove andare. L’esclamazione vale per la mascherina dimenticata ma anche per la sigaretta elettronica che non va o che è scarica (questo però riguarda il fumatore). Tutto il mondo dimentica la mascherina. Gente che fa dietrofront e torna a casa, macinando anche chilometri, perchè deve andare in banca e sa già che se non indossa la raccapricciante mutandina da bocca, verrà abbattuta dai corpi speciali. Quindi si torna indietro sbuffando come locomotive del vecchio west, sfalsando tempi di appuntamenti, scagliando incontri, irritando persone che faranno finta di essere irritate, ma che hanno dimenticato pure loro la mascherina. Per ricordarsela si tenta di tutto. La si mette nella borsa della spesa, sul sedile dell’auto, nel sottosella della vespa, appesa, sempre in macchina allo specchietto retrovisore, fornendo un’immagine tristissima di se al mondo. Alcuni ce l’hanno fissa in testa come crestine di cameriere, altri preferiscono tenerla accartocciata nella tasca dietro dei pantaloni, in un trionfo di igiene. Chissà se qualcuno sa ancora a cosa serve? O come va trattata per mantenerla asettica e lontana dai bacilli. Spesso quando uno la estrae dalla tasca l’amico di fianco fa: "Bè, la tieni così?". La risposta che risolve tutto è quasi sempre: "Tanto non conta un caz!". Evviva.