«SE LA VITA è un gioco di carte noi nasciamo senza conoscerne le regole. Nonostante ciò, siamo tutti chiamati a giocare una mano. I tarocchi sono solo un gioco o indicano una filosofia di vita?», scrive Niki de Saint Phalle, ideatrice e creatrice del Giardino dei Tarocchi, invitandoci a varcare la soglia che separa il mondo ordinario da quello straordinario, verso un luogo magico, strabordante di simboli, che emerge come creatura di altro mondo sul versante meridionale della collina di Garavicchio, nella Maremma toscana. Un percorso attraverso i 22 arcani maggiori dei Tarocchi, 22 sculture di cui alcune enormi e vivibili costruite a mano nei quasi 20 anni necessari alla creazione di questo giardino alchemico (1979-1996) sulla proprietà concessa all’artista dalla famiglia Caracciolo. Folgorata nel 1955 da Parc Guell di Gaudì a Barcellona, Niki capì di «essersi imbattuta nel suo maestro e nel suo destino» e con il prezioso aiuto del marito Jean Tinguely e di altri amici-artisti ha dato vita a questo incredibile giardino, vivendo lungo il cammino il significato potente di ogni carta-opera: dal Drago al Castello dell’Imperatore, fino alla Temperanza e al Diavolo. Alla costante ricerca del tesoro che ogni viaggio nasconde.

Un percorso iniziatico: affrontare sfide per elevare l’anima 

SCENDENDO più a sud, da Capalbio verso Viterbo, ci si può imbattere in un altro luogo misterioso: il Parco dei Mostri, a Bomarzo. Un progetto del principe Vicino Orsini che, nel 1552, decise di fare scolpire sugli enormi sassi di peperino, roccia magmatica che esce dalla terra, creature e scene mitologiche, animali esotici e non solo: un’avventurosa sequenza di apparizioni, ora spaventose ora amene, da scoprire l’una dopo l’altra. Un percorso filosofico e iniziatico, dove affrontare sfide per elevare l’anima. Come cita un’iscrizione: «Sii in grado di superare con fede e tenacia forti prove e forti brame fino a raggiungere il punto più alto dove troverai una superiore armonia».