Volodymyr Zelensky, neo presidente dell'Ucraina (Lapresse)
Volodymyr Zelensky, neo presidente dell'Ucraina (Lapresse)

Il fascismo cento anni fa, la guerra fredda sessanta, Berlusconi venti e adesso pure Grillo. Con la vittoria alle presidenziali in Ucraina del comico Volodymyr Zelensky l'Italia si conferma ancora una volta la fucina delle grandi rivoluzioni politiche degli ultimi cento anni. Ciò che nel mondo si è affermato come evento globale, nel nostro Paese era già stato. Hitler prese a modello Mussolini (per la verità anche Churchill considerò per lungo tempo il Duce uno statista), Trump non ha fatto altro che ricalcare il percorso del tycoon al potere come Berlusconi, adesso Zelensky che ripercorre passo passo il cammino prima artistico poi politico di Beppe Grillo. Tutti fenomeni che vent'anni prima che accadessero nessuno avrebbe potuto immaginare si sarebbero verificati e che in Italia erano ormai il passato. Quasi come il nostro paese, con la sua innata disposizione a vivere di conflitti interiori ed esterni, vanti una sorta di capacità di cogliere i cambiamenti d'epoca e di tradurli in realtà, non riuscendo però il più delle volte a governarli e a controllarne gli effetti.
Confessiamolo, siamo un popolo di artisti, poeti ed esploratori e forse questo sappiamo fare: quando siamo stati i primi a viaggiare, inventare poemi e dipingere abbiamo scritto la Divina Commedia, scoperto l'America e inventato il Rinascimento, quando ci siamo cimentati in politica i risultati non sono stati alla solita altezza. Avremmo fatto meglio a fermarci.