Non basta fare del bene. Bisogna anche farlo bene. Un medico che regala la propria specializzazione a chi non può permettersi cure o attese è uno dei motivi per cui andrebbe riscritta la storia dell’umanità. Che è in gran parte una storia di pazzia. Se fosse un caso clinico la diagnosi del genere umano sarebbe: fissazione cronica a sfondo paranoico, propensione patologica a commettere atti violenti e crudeli contro gli altri. In questa follia criminale però ogni tanto si aprono spazi di lucidità. Come quando un dottore cura la gente gratis.

Un gastroenterologo calabrese considerava il massimo della carriera la gioia di estendere agli esclusi il sistema di protezione sanitaria. Diceva di vivere bene con 3 mila euro al mese. Che sarebbero diventati il triplo grazie alle visite private. Senza però renderlo più felice. Ripeteva: il volontariato è il miglior affare possibile in questo breve giro di giostra che è la vita. E intanto indirizzava il suo sapere alle pance degli ultimi, raddrizzava secondo le proprie competenze un centimetro o due di mondo storto.

Dietro ogni angolo batte un cuore generoso, con o senza laurea. Io mi commuovo se il dentista ridà il sorriso a chi non ha i soldi per un’otturazione, ma anche quando la pasticcera di corso Trapani regala le brioche a una madre marocchina che tutti i giorni alle 11 passa dal negozio con due bambini. Non li vedo ma voglio credere che in giro ci siano idraulici, elettricisti, avvocati, professori di violino capaci di aggiustare, risolvere, rallegrare solo per sentirsi dire grazie. Tutti professionisti nel loro campo, nessun ciarlatano. Il bene fatto bene e non a casaccio. Il bene che resiste oltre la smania dell’altruismo promesso a se stessi come si promette di smettere di fumare.

Mi fa impazzire il Dalai Lama quando ammette che sedersi a meditare sulla compassione è facile, più difficile alzarsi per fare qualcosa di utile. Questa storia di pazzia collettiva può sperare nella redenzione solo alimentando la speranza in una banda di angeli in incognito che ci salverà. Chi con un’ecografia fatta dalla mattina alla sera, chi offrendo musica e croissant.