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Vergogna infinita

di LUIGI CAROPPO
Ultimo aggiornamento il 30 agosto 2018 alle 08:39

SCIACALLI vergognosi. Se avete davvero esultato e brindato all’alluvione di Livorno, che si portò via otto persone, tra cui una famiglia intera rimasta sepolta in casa sua dall’acqua e dal fango, siete già stati condannati dal tribunale del popolo. Dalla gente che ha ascoltato le parole del capo della Squadra mobile di Livorno che ha annunciato l’ulteriore svolta nell’inchiesta partita sull’ex capo della protezione civile comunale che, più che tutelare il territorio, pensava a fare il furbetto. Per se stesso e per i suoi amici. "Ci siamo allarmati quando da alcune intercettazioni abbiamo sentito dire da alcuni imprenditori ‘brinderemo all’alluvione’" ha detto l’investigatore. Sembra incredibile, ma l’indignazione non è mai abbastanza. Non sono bastati i brividi di rabbia quando si è sentito il dialogo tra chi esultava per il terremoto dell’Aquila, ipotizzando affari per interventi di rimozione delle macerie e per la ricostruzione. Gli affari sporchi di Livorno (denunciati dal sindaco Filippo Nogarin) come le pastette per il dopo sisma in Abruzzo.

È un baratro di vergogna in cui riecheggiano quelle parole, quegli atteggiamenti di chi gode di fronte a una sciagura, di chi si frega le mani davanti a una tragedia. Al tribunale del popolo, giustamente, adesso si è già sostituita la magistratura che da mesi sta indagando e continuerà a farlo per far luce anche sugli sciacalli del fango. E per approfondire come quei comportamenti e quelle frasi abbiano avuto o meno conseguenze penalmente rilevanti. Resterà sempre e comunque l’offesa al rispetto del dramma e della morte. L’alluvione del settembre del 2017 per Livorno è stata un colpo al cuore. Una città che stava cercando di imprimere una svolta alla sua storia attraverso un nuovo corso. Ci furono polemiche e proteste. Nella mente restano le immagini di quella bella villetta dove viveva una famiglia travolta dalla bomba d’acqua e dai torrenti diventati fiumi in piena, il racconto del nonno che salva la nipotina nell’ultimo abbraccio, consegnandola al vicino. Forte fu la solidarietà e il senso di fratellanza. Sentimenti veri ed esemplari che fanno a cazzotti con la vigliaccheria di chi fa cin cin alle disgrazie altrui.

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