Una corsia di ospedale (foto di archivio iStock)
Una corsia di ospedale (foto di archivio iStock)

Roma, 23 aprile 2019 - C'è qualcosa che non torna nella notizia in arrivo dal Veneto secondo cui mancano i medici e gli ospedali sono costretti a importare camici bianchi da oltre confine, addirittura dalla Romania, a una simile giunta dalla Toscana che spedisce neolaureati ai pronto soccorso in carenza di personale, e la speculare disperazione di tanti giovani aspiranti medici che non riescono ad accedere ai corsi di medicina causa il numero chiuso, con una quota di ingressi troppo bassa rispetto al desiderio di molti ragazzi. Al di là dei tecnicismi di una normativa pensata qualche anno fa quando tutti volevano fare il medico e ci ritrovammo con migliaia di neolaureati disoccupati, è evidente che qualcosa a questo punto va corretto. Che senso ha importare medici dalla Romania, con tutto il rispetto per i medici romeni, e non permettere ai nostri ragazzi di coronare la propria legittima aspirazione? Un sistema farraginoso, in parte gestito dalle Regioni, in parte dallo Stato e in parte dalle università ha prodotto una situazione paradossale, cui è urgente porre rimedio. L'eccesso di autonomia, in questo caso quella delle Regioni e delle università, ognuna delle quali si è comportata come una entità a sé stante, ha portato al caos. E a farne le spese sono i pazienti e gli aspiranti dottori.