La classe politica consegna alla comunità nazionale il tempo della grande paralisi. Il premier Giuseppe Conte si intigna a governare con una maggioranza che non ha e si assegna come "vaste programme" (si fa per dire) quello di reclutare nuovi responsabili. Le opposizioni di Matteo Salvini e Giorgia Meloni rivendicano elezioni che sanno di non potere avere. Matteo Renzi non ha deciso se e come spendere la golden share che ritiene di aver conquistato. Il cosiddetto centro, tra Forza Italia e Udc, si mostra fragile e incapace di iniziative autonome. Il risultato è lo stallo irresponsabile proprio in una delle stagioni più terribili della storia del nostro Paese.

Ci sarebbe stato bisogno, mai come ora, di un salto di qualità nel dovere civico e nella consapevolezza morale della classe politica italiana del dramma epocale di una nazione e di un popolo che, nonostante tutto, affrontano l’emergenza sanitaria, economica e sociale del Coronavirus con grande dignità e forza di volontà collettiva. Ma non sembra questa la cifra che segna le azioni e le reazioni dei leader politici italiani lungo il più pericoloso tornante della storia mondiale.

E infatti non è certo questo genere di comportamenti che si sarebbe aspettato e si aspetta il Presidente della Repubblica, che in molteplici e ripetute occasioni ha richiamato tutti all’assunzione di una responsabilità più alta. A cominciare dallo stesso Conte: perché non sfugge a nessuno e di sicuro non sfugge al Colle che con la mini-maggioranza raccogliticcia ottenuta l’altro giorno al Senato il premier in carica non va da nessuna parte.

C’è invece una sorta di egoismo autoreferenziale che ha spinto innanzitutto il presidente del Consiglio, ma anche Renzi, a sfidarsi per una sorta di primazia nel campo del centro, mettendo in secondo piano il rischio di una contrapposizione bloccante e paralizzante dai costi elevatissimi per l’intero Paese.

Il Capo dello Stato, però, deve avere esaurito anche l’ultima dose di pazienza, se è vero, come risulta, che non appare più disposto a accettare dilazioni e rinvii nella stabilizzazione di una maggioranza traballante, quando, al contrario, serve più che mai un governo solido e capace di decidere e farsi valere sui più delicati fronti dell’emergenza Coronavirus: in primo luogo su quello della campagna vaccinale, dalla cui continuazione e riuscita dipende la possibilità di ripresa e di riscatto di milioni di famiglie e imprese. Ma anche quello, altrettanto decisivo, della definitiva messa a punto del Recovery Plan, determinante per il rilancio di tutto il sistema Italia.