INVITIAMO il presidente del Consiglio a non sottovalutare i rischi che vengono dal ripetersi di dichiarazioni di esponenti del Governo circa il rispetto degli impegni europei in materia di bilancio. Una cosa è presentarsi a Bruxelles con un programma ben formulato, corredato di numeri e di cose concrete, che preveda un temporaneo e limitato superamento dei livelli di deficit pubblico a suo tempo concordati fra l’Italia e la Commissione europea. Ben diverso è sentire un giorno uno dei vicepresidenti del Consiglio dichiarare che non vi sarà limite al deficit per fare gli investimenti in opere pubbliche e il giorno dopo sentire l’altro vicepresidente del Consiglio dichiarare che lo sfondamento vi sarà, ma per introdurre il reddito di cittadinanza. Dichiarano di volere un’Italia che va a testa alta a Bruxelles; rischiano di mandare l’Italia a testa bassa nella crisi finanziaria. Scoppiata la quale non vi sarà spazio né per le opere pubbliche né per il reddito di cittadinanza, ma solo per un governo acciaccato e ammutolito.

A mettere fine a questa impressionante leggerezza non bastano più le parole del ministro dell’Economia che al contrario dei suoi colleghi ripete che l’Italia manterrà i suoi impegni. Troppo forte è il divario di peso politico con i due vicepresidenti del Consiglio. Qualche settimana fa avevamo suggerito al presidente del Consiglio di rivendicare a sé la responsabilità dei documenti di bilancio da presentare in Europa e di anticipare le cifre complessive della spesa manovra lasciando ai ministeri la definizione dei dettagli. Il presidente Conte non ha ritenuto ancora di farlo, a meno che non abbia già dovuto constatare di non averne la forza. Dovrebbe comunque pretendere – e ottenere – il silenzio dei due partiti di governo fino alla presentazione dei documenti di bilancio. È già tardi e molti buoi sono fuggiti (si pensi allo spread) o stanno preparandosi a fuggire. Se Conte parla può ancora tenere le cose sotto controllo; se tace tutto può precipitare.