Se non fosse una tesi eccessivamente dietrologica, e forse anche ampiamente generosa per la capacità dei suoi presunti autori, si potrebbe sostenere che dietro l’accumularsi delle emergenze incancrenite ci sia una diabolica regia: quella dell’organizzazione del caos come fattore di stabilità del governo. E di prolungamento della sopravvivenza politica dei suoi componenti. La realtà è, invece, più prosaica e, al tempo stesso, drammatica. L’accumulo dei dossier non risolti, delle urgenze rinviate, dei nodi non sciolti è "solo" il frutto del più grave stallo decisionale degli ultimi decenni: tragico per il contesto in cui cade, esplosivo per le conseguenze che sta producendo.

Dall’Ilva all’Alitalia, da Autostrade alla cassa integrazione, dalle grandi reti infrastrutturali alle regole del mercato del lavoro, dai cantieri alla riforma fiscale, dalla burocrazia al 5G, è tutto un procedere per annunci, proclami, finanche denunce, tra infinite tensioni e ininterrotti summit. E, anche laddove si arriva per vie traverse e trattative estenuanti a qualche provvedimento (non certo a qualche risultato), è, comunque sia, una decisione "salvo intese": che è come dire non siamo d’accordo su che cosa fare, ma intanto approviamo almeno una copertina e poi si vedrà.

Il dato di fatto che emerge, insomma, è che solo la spinta esterna o, come si dice, il vincolo esterno può "costringere" il premier Giuseppe Conte e il suo governo ad assumere qualche minima decisione. Prendiamo il caso di Autostrade: è solo la sentenza della Corte costituzionale che ha fatto riaprire la pratica. Come solo interventi della magistratura faranno mettere in agenda la chiusura del capitolo Ilva o la soluzione del disastro infrastrutturale della Liguria. E la stessa cosa accadrà per la partita, ancora più rilevante, del Mes e dell’utilizzo delle risorse europee del Recovery Fund: perché, detto per inciso, il Piano nazionale delle riforme firmato Conte-Gualtieri è il classico libro dei sogni neanche originale, mentre il Rapporto Colao e il sunto degli Stati generali sono materiale per gli archivi.

Il punto è che, di questo passo, con le non decisioni e con la paralisi delle scelte andiamo a sbattere contro l’iceberg della rabbia e della disperazione di larghissimi strati della popolazione impoveriti dall’emergenza Coronavirus e dai suoi effetti. A dare l’avviso, del resto, è lo stesso ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Ma, almeno per il momento, non si scorge nessuna inversione di rotta: il Titanic Italia viaggia sicuro verso quell’iceberg.