Giornali, editoria (foto Dire)
Giornali, editoria (foto Dire)

I controlli, certo. Le sanzioni, ovvio. Le indagini, naturalmente. In fondo stiamo parlando di attività illecite. Ma non è con lo stato di polizia digitale che vinceremo la lotta contro i pirati del web, signori che si approfittano del lavoro di altri e su quello conseguono illegalmente ingenti guadagni. I pirati sono una metà del cielo, e come in tutti i contrabbandi c’è chi vende e c’è chi compra. E’ quindi su questi che occorrerà fermare un attimo l’attenzione, sui tanti che senza pensarci troppo scaricano film, acquistano musica o giornali "al nero", si procurano una tesserina pirata per vedere tv a pagamento. 

Molti lo fanno pensando che si tratti di un’operazione "normale", al massimo solo ai confini dell’illecito, o al più una "furbata", in una nazione, l’Italia, dove l’aggettivo "furbo" è un complimento. Pochi si rendono conto dei risvolti penali, che finalmente l’inchiesta di ieri mette in evidenza, ma ancor meno, diciamo pure nessuno, comprende la stupidità di un tale atteggiamento.

Più che alla virtù, sarà infatti il caso di fare appello all’intelligenza per rilevare le contraddizioni che esistono nel comportamento di chi scarica illegalmente un film, un pezzo di musica o un quotidiano e poi si lamenta per l’imperversare delle fake news in rete o dell’invadente dittatura delle grandi major dell’audiovideo. Senza capire che l’una cosa è la naturale, quasi inevitabile verrebbe da dire, conseguenza dell’altra. Se invece che legalmente, all’edicola o nel formato digitale, ti procuri un giornale "di frodo" non danneggi solo l’editore o i giornalisti ma alimenti l'industria del falso che prima o poi ti sommergerà. Quella che ti racconta che i vaccini fanno male, la terra è piatta e lo sbarco sulla luna è una bufala. Che infettano la nostra democrazia cercando di condizionare gli esiti delle elezioni, o influenzare subdolamente i comportamenti quotidiani di ognuno di noi. Magari non pagando il dazio moderno che sono le tasse.

Le polemiche sui giganti del web che si rifugiano in confortevoli paradisi fiscali per non pagare il dovuto è l’altro inquietante aspetto della vicenda, di cui si parlerà oggi a Roma in un importante convegno organizzato da Maurizio Gasparri. Ma ricordiamoci che al di là della chiarezza che l’Ue dovrà fare con i big tech, dell’attività di polizia per inseguire i pirati nel grande mare del web, è dal comportamento di ognuno di noi che dipende una fetta del nostro futuro.