I timori circa un atteggiamento critico da parte del presidente statunitense Trump durante il summit Nato di Bruxelles si sono rivelati più che fondati. L’evento, infatti, è stato inaugurato da una serie di forti affermazioni da parte di Trump in merito non solo alla spesa per la difesa, ma anche ad altri dossier come quello del deficit commerciale con la Ue che poco hanno a che fare con le politiche dell’Alleanza atlantica e molto di più con la sensibilità dell’elettorato americano.

Si tratta, nello specifico, della ben nota retorica trumpiana circa la necessità che tutti i Paesi Nato raggiungano quanto prima la soglia del 2% del Pil per le spese militari. 
Il dibattito si è acceso quando il presidente americano, durante il suo incontro con il segretario generale Stoltenberg, ha puntato il dito direttamente contro la Germania. Berlino è stata accusata, non solo di non rispettare i parametri di spesa Nato per la difesa, ma anche di essere ostaggio della Russia a causa delle sue scelte sul fronte energetico sempre più legate a Mosca. Trump, dunque, ha posto sul tavolo quello che per lui è un do ut des sbilanciato che vede gli Stati Uniti pagare sostanzialmente per la difesa dell’Europa (Germania in primis) mentre Berlino, seppur possa contare su di un bilancio pubblico tra i più floridi dell’Unione, continua a snobbare le spese militari con un budget di appena l’1,2% del Pil.

Se la cancelliera Merkel ha affrontato la ‘tempesta’ Trump sin dalle prime ore del summit, anche gli altri Stati membri dovranno fare letteralmente i conti con il presidente Usa. Anche il nostro Paese ha ancora una lunga strada da percorrere al fine di raggiungere l’obiettivo del 2%, dato che la spesa che Roma dedica alla difesa si assesta agli stessi livelli tedeschi. C’è, però, da sperare che l’annunciata strategia del presidente Conte, di far pesare i contributi materiali in uomini e mezzi che il nostro Paese dedica alle missioni dell’Alleanza atlantica (in Afghanistan, Iraq e Kosovo solo per citare le principali), sia efficace a controbilanciare le richieste finanziarie di Trump che, nel caso del nostro Paese, non possono essere soddisfatte nel breve periodo per i noti problemi di bilancio. Tuttavia, le provocazioni del presidente americano non sono campate in aria e dovrebbero spingere almeno i principali Paesi Ue a incrementare notevolmente investimenti e sinergie militari al fine di disporre di capacità realmente credibili tanto in sede Nato quanto in sede Ue.