Con due secche dichiarazioni i ministri Salvini e Di Maio hanno smentito ieri che il governo stia pensando di abolire il bonus degli 80 euro o di accettare qualche aumento dell’Iva per finanziare la realizzazione dei programmi voluti dai due partner della coalizione. Se non è una polemica con il ministro dell’Economia cui erano stati attribuiti questi orientamenti, poco ci manca. Salvini e Di Maio hanno aggiunto che «è tutto scritto nel contratto di governo». Il che non è.

Nel contratto sono elencati i desideri dei partiti circa il fisco, le pensioni, il reddito di cittadinanza, ma non vi è alcuna indicazione sulla compatibilità di questi programmi con la situazione attuale dei conti pubblici italiani e con gli impegni dell’Italia in sede europea. Ed è qui che nasce il problema, non nuovo, del ministro dell’Economia.

Da sempre il titolare dell’Economia è chiamato a un difficile equilibrio fra le esigenze politiche del governo di cui fa parte, che preme per realizzare i propri programmi, e lo stato dei conti pubblici che non consente quasi mai nessuna larghezza. Ora a questi due ‘padroni’ più o meno benevoli si sono aggiunti la Commissione europea da un lato e i mercati finanziari dall’altro. Il ministro dell’Economia naviga e si barcamena fra questi scogli. Per questo un tempo si diceva che ogni ministro dell’Economia che si rispetti tiene sempre in tasca una busta con le sue dimissioni. 

Come si esce da questo problema? Serve la cornice finanziaria del contratto. Questo è ciò che il governo avrebbe dovuto predisporre in questi due mesi: un immediato accertamento sullo stato dell’economia e dei conti pubblici, una valutazione dei margini per una politica economica di sostegno dell’economia italiana e infine la deduzione di ciò che si poteva o non si poteva fare dei programmi di governo. L’ideale era che a farlo fosse la presidenza del Consiglio coadiuvata dal ministro dell’Economia. Altrimenti doveva farlo il ministro dell’Economia, a sua tutela.

Finora non è stato fatto, ma è rimane indispensabile farlo. Senza questo documento la navicella del governo avanzerà più o meno a caso, soggetta a strattoni e sbalzi. Nulla di nuovo rispetto al passato – si dirà. Ma oggi con la fine imminente del sostegno monetario della Bce e il nervosismo dei mercati finanziari per la nuova maggioranza, i rischi sono maggiori. Senza mettere per bene le carte sul tavolo si può andare incontro a dei guai seri.