La tromba d’aria di ieri mattina non si è abbattuta su un luogo di villeggiatura, ma su un partito. C’è infatti un partito di Riccione, un partito di Forte dei Marmi e un partito di Milano Marittima. Io sono del partito di Milano Marittima, e ho sempre trovato diversi motivi per essere orgoglioso di questa militanza. Ricordo i primi anni Sessanta: a chi andava a Riccione, o a Rimini, o a Cesenatico, noi ostentavamo con orgoglio una pineta che non aveva nessuno, un campo da golf che non aveva nessuno, e ben due grattacieli due: quello ‘a mare’ e quello ‘a pineta’. La cosa più snob da esibire nelle conversazioni al ritorno dalla vacanze, durante le maledette serate di diapositive, era la seguente: "Noi a Milano Marittima abbiamo diviso la città in traverse, come a Manhattan".

Gli ex pescatori romagnoli diventati imprenditori del turismo hanno avuto, a Milano Marittima, idee partorite da un genius loci incomparabile. Come la marinata di primavera: una gara di pesca per giornalisti su vecchie barche con vele sulle quali erano stampate storiche testate nazionali ed estere, dalla Bild Zeitung alla Gazzetta di Mantova. Così, i giornalisti di tutta Europa scrivevano poi di Milano Marittima, attirando legioni di villeggianti. Come in tutti i partiti, non mancavano le correnti e le polemiche. I vecchi comunisti, ad esempio, erano contrari al campo di golf. Non andava fatto: "La terra a chi lavora", dicevano i Peppone cervesi. Replicai con un pezzo che il Corriere della Sera mi pubblicò in prima pagina: si intitolava "La terra a chi la gioca".

Milano Marittima è anche la terra di Neddo, l’edicolante che spruzzava l’acqua di colonia sulle copie dei quotidiani tedeschi che arrivavano sempre puzzolenti d’inchiostro; è la terra delle saline, dove il sole tramonta su specchi d’acqua distesi, regalando uno spettacolo cromatico incomparabile; è la terra dove le rezdore delle pensioni Donatella, Rosa e Maria Luisa memorizzavano di anno in anno i gusti di ciascun cliente: l’uovo ben cotto al signor Schmidt, quello alla coque al signor Müller. Mi rendo conto che ho parlato di tutto fuorché del mare. Ma a Milano Marittima io non sono mai andato per il mare: sono andato per la terra, per la gente. In acqua al massimo si sta per mezz’ora al giorno. A me interessano più le altre ventitrè e mezza. Il mare, per noi del partito, a Milano Marittima potrebbe anche non esserci.