Con gli anni che sono passati, con i mille avvenimenti che si sono succeduti, mica ci si poteva ricordare di tutto. Dei terroristi, ad esempio. Quelli che non sono ex, ammesso che lo si possa mai essere, perché hanno trascurato il piccolo dettaglio di scontare la loro pena. I Cesare Battisti che sono ancora in giro per il mondo, insomma. Soprattutto per la Francia. Anche a Parigi hanno avuto un sacco di cose da fare negli ultimi tempi. Per questo si sono probabilmente dimenticati di aver dato ospitalità a parecchi signori provenienti dall’Italia con le mani sporche del sangue di gente innocente. Persino di quelli (pare 6) su cui pendeva e pende un regolare mandato di cattura internazionale.

Il caso della primula rossa (in tutti i sensi) brasiliana ha rinfrescato le memorie e innescato un generale risveglio delle coscienze. Benedetto ieri dall’autorità e dall’autorevolezza del Capo dello Stato. «Chi si è sottratto con la fuga, deve scontare la pena comminata». Sembrerebbe un’ovvietà, se fino a ora non fosse stato tutt’altro che ovvio. Oggi, se Dio vuole, è patrimonio comune. Certo, tra il dire e il fare, nella maggior parte dei casi, resta sempre di mezzo Parigi, terra d’asilo degli assassini: degli altri. Noi gli mandiamo le richieste, loro sono ‘distratti’, non se ne accorgono, poi alla fine scoprono che effettivamente le cose stanno così: ci sono una trentina di terroristi da rispedire al mittente. Una pattuglia rappresentativa degli «opposti estremismi» negli anni di piombo: 27 dell’ultra sinistra e 3 dell’ultra destra.

Si dirà: se continuiamo a offenderli, non ce li restituiranno mai. Alt. Mica vanno così le cose in tema di giustizia. Un mandato di cattura internazionale non lo puoi tenere in un cassetto perché Tizio ti è antipatico. Insomma, aspettiamo che ci venga restituito il maltolto. Dando merito al governo di aver riaperto questa stanza degli orrori. E a Mattarella di averlo certificato nel ricordo di Guido Rossa, un uomo coraggioso. Ucciso da una Brigata di vigliacchi.