Beh, questa volta Conte ci ha messo la faccia. Magari l’ha pure persa, almeno un po’. E non sarà l’unico. Le Stelle tramontano sul movimento nato dai ‘no’: la Tav si fa. Ci avremmo scommesso. Toninelli, Di Maio e lo stesso Conte: per loro non s’aveva da fare. Oggi però le cose sono cambiate: non ci sono più le Tav di una volta, come ha spiegato il premier in una arrampicata di sesto grado sugli specchi della più clamorosa retromarcia politica del governo giallo-verde. Meglio così. Il presidente nel suo video messaggio su Facebook è stato chiaro: sarebbero stati più i costi dei benefici. Ma guarda, chi l’avrebbe mai detto di un’opera già cantierata, avviata, blindata da trattati internazionali.

Certo, la nostra reticenza ha portato l’Ue a tirare fuori qualche milione in più. Tanto di guadagnato. Quello che si è perso è invece il tempo a discutere di qualcosa che si doveva già fare, perché lo stavamo facendo assieme a un altro Paese che ha scavato chilometri di tunnel, e che, con tutti i suoi difetti, quando dice una cosa la fa. Quella giusta, e pure le sciocchezze.

Detto questo, restano due certezze. Primo, che bisognerà rinforzare il presidio in Val Susa perché i ‘campeggiatori’ che hanno preso i poliziotti a colpi di razzo, si mobiliteranno per altre proteste, legittime, e per altre violenze, intollerabili. Secondo, che con il sì di Conte, i 5 Stelle imboccano il viale del tramonto, rimediando la più clamorosa figuraccia della loro storia.

I capi potranno dire tutto quello che con eleganza Conte ha detto ieri sera dopo aver certamente consultato un Di Maio da tempo più possibilista; potranno persino elogiare Toninelli, tanto per dare qualche beneficio al nostro buonumore. Ma da ieri sera l’ultimo dei pilastri di un Movimento nato e cresciuto sui no, è definitivamente crollato. Come il ponte Morandi, e come l’altro giochino da tre carte fatto dai 5 Stelle con le minacciate sanzioni ad Autostrade, e la chiamata di Atlantia (Autostrade) per salvare Alitalia. Detto questo, prendiamo il bicchiere mezzo pieno. La Tav si fa, l’Italia resta in Europa. E dei 5 Stelle? Ne ricorderemo soprattutto i costi.