La crescita media dell’Italia è di zero-virgola da venti anni. Ma l’emergenza della stagione non è, come dovrebbe essere, un maxi-piano di investimenti in piccole e grandi opere pubbliche che facciano ripartire le costruzioni e a catena tutta la filiera del sistema fino ai consumi. No, il nuovo verbo si chiama Green new deal, ma non facciamoci ingannare dall’inglese. Da noi si traduce nell’ennesima sventagliata di tasse, balzelli e oboli a carico di tutti con la scusa del gretismo ambientalista radical chic.
E’ dalla guerra d’Abissinia che paghiamo accise di scopo nelle infinite bollette della nostra vita. Tassa, tassa, qualcosa resterà. E, infatti, da allora in avanti quel prelievo è rimasto intatto, perché, diciamolo, possono anche cambiare i governi e i loro colori, ma la tentazione di mettere le mani in tasca ai cittadini con un pretesto o con l’altro non passa mai di moda.
Nel caso dell’esecutivo giallo-rosso, semmai, il rischio è accentuato, perché la tradizionale, fatale attrazione della sinistra per lo statalismo fiscale si sposa alla perfezione con l’ambientalismo grillino in salsa salutista. E il risultato, almeno a giudicare dagli autorevoli annunci dei ministri, è una raffica di tasse a go go, dalle merendine ai voli aerei, fino ai veicoli considerati inquinanti.
Insomma, altro che New deal di roosveltiana memoria: al posto degli investimenti e di possibili tagli fiscali, ci ritroviamo più imposte. 
Ma, come non bastasse, con pene, sanzioni e imposizioni, si vogliono determinare comportamenti di consumo reputati ecologicamente etici. E poco importa che, al contrario, un sano e equilibrato ambientalismo dovrebbe puntare più utilmente sulla leva dagli investimenti. 
Basti pensare, per dirne una, che, in presenza di una domanda di trasporto aereo in crescita, con la previsione di un raddoppio del numero di aeromobili in un decennio, un approccio serio pro-crescita non penalizza né chi utilizza l’aereo né, con la tassazione dei carburanti, le compagnie. Ma punta a sostenere l’industria del volo perché investa in nuovi mezzi, in velivoli più leggeri ed efficienti, in biocarburanti. Perché non tutti possono attraversare l’Atlantico in barca a vela supersponsorizzata.