Scuotere il capo e allargare le braccia, arrivati a questo punto, serve a poco. Eppure sono sempre stato dell’opinione di attribuire all’inesperienza dei ragazzi ogni loro errore. Non si tratta, però, di scivoloni infantili. Le grida della paura arrivano anche all’orecchio di un ragazzo. Anche un ragazzo conosce i limiti di una povera mente malata al punto di affogare nella paura sino a morirne. Sembra un percorso tortuoso e ciclico, un randagio che si morde la coda mentre va incontro a un supplizio malvagio e privo di cuore. Ma i ragazzi dovrebbero, per definizione, possedere il cuore più grande e più sensibile.

Mi pare troppo facile reclamare polso di ferro e non riesco a vedere dove la consapevolezza d’impunità lasci il posto all’ingiustificabile incoscienza. Documentare le magre gesta per apparire agisce come aggravante. Eppure noi capivamo i confini, quel limite oltre il quale non era consentito spingersi per non passare guai. Non capisco se certi giovani se ne infischino dei guai, li sottovalutino o siano davvero votati alla ribellione. È nostro dovere di adulti interrogarci sul loro disagio. Ma anche correre ai ripari, se davvero vogliamo affidare loro il mondo e ritirarci compiaciuti a osservare il loro divenire: dobbiamo porre un freno a questa sconsiderata brama di alcuni d’apparire circondati da un’aura negativa. Dobbiamo arginare modi tracotanti e pericolosi, le scorribande cittadine, le prevaricazioni violente sui coetanei e i deboli. Il disagio si manifesta nella codardia del branco, nell’assalto dei bulli al meno fortunato che hanno incontrato sul loro tronfio cammino. A poco valgono le giustificazioni: il branco non è mai incapace d’intendere e volere. Provocare la morte in maniera vile va comunque perseguito. Chiunque voglia emulare le gesta disonorevoli di certi soggetti, deve sapere che difficilmente resterà impunito, indipendentemente dal riconoscimento o meno dei suoi diritti civili in funzione dell’età. Quegli stessi diritti che il branco ha cancellato in un povero innocente che viveva solo dei suoi sogni. E della sua paura.