Ma qual è il disegno? Perché le anime candide si chiedono: ce ne sarà pure uno. Non si attacca così il governo francese abbracciando i gilet gialli responsabili di ogni violenza; non si spara, alzo zero, sui vertici della Banca d’Italia chiedendone l’azzeramento; non ci si discosta da tutta la comunità internazionale democratica per sostenere il dittatore Maduro senza una ragione. Almeno, così dovrebbe essere per un governo degno di questo nome e di un grande Paese come l’Italia.

Nel rispetto delle prerogative del Parlamento e del presidente della Repubblica, il premier e il ministro degli Esteri (ne abbiamo uno?) dovrebbero illustrare alle Camere i motivi di comportamenti così azzardati. Magari dovrebbero anche spiegare, di concerto col ministro dello Sviluppo, come gli attacchi scomposti al governo francese si conciliano con gli interessi economici dell’Italia che gode di un surplus di 10 miliardi nella bilancia commerciale con la Francia. A quello stesso ministro andrebbe chiesto, se questo non ostacola troppo il suo frenetico presenzialismo e l’attivismo messaggistico via Facebook, come concilia l’attacco politico contro Bankitalia, la cui indipendenza è tutelata da leggi nazionali e trattati internazionali. Perché viene da pensar male. Viene da pensare, per esempio, che si voglia colpire il rinnovo nella carica di un vice direttore di Bankitalia solo perché da tecnico, in Parlamento, ha criticato, dati alla mano, la politica economica del governo. Ossia perché ha fatto il suo dovere.

Viene da pensare che un ministro dello Sviluppo metta a repentaglio, per pura propaganda, colossali interessi economici e commerciali nazionali senza dire al ministro del Lavoro, cioè a lui stesso, che questo può provocare la disoccupazione di decine di migliaia di lavoratori. E viene ancora da pensare che un dittatore affamatore del suo popolo, ai soliti esponenti pentastellati, piace molto di più del ritorno del Venezuela alla libera democrazia. Ma noi non vogliamo pensare male, per non fare peccato, avrebbe detto Andreotti. Siamo certi che i ministri in carica hanno le loro buone ragioni. Aspettiamo, dunque, fiduciosi che ce le dicano. sandrorogari@alice.it