Lo stesso muro squarciato, lo stesso caldo afoso e impenetrabile, la stessa bimba ferita (ora è una donna) a rappresentare le vittime della più grave azione terroristica del dopoguerra. Dove il 2 agosto 1980 si muoveva Sandro Pertini – il Presidente della Repubblica planò dalla montagna in elicottero e pianse davanti alle macerie –, ora c’è Sergio Mattarella. Prima di lui, nessun altro dal Quirinale. Così alla stazione di Bologna, tetro scenario della strage delle stragi, dopo 40 anni avviene la riconciliazione. In una corona tricolore di rose, orchidee e anthurium c’è uno Stato che riabbraccia i figli, una comunità che si ritrova, un senso di giustizia che per una volta illumina le ombre. Molte volte, qui, ci sono stati fischi. Ora gli applausi.

Non è un caso che la svolta avvenga nel 2020: dopo decenni di "opacità spesso senza volto e senza nome", come le chiama il cardinale Matteo Zuppi, un altro ergastolo è giunto nei mesi scorsi per un ex Nar (Gilberto Cavallini), un secondo terrorista (Paolo Bellini) si avvia verso il processo e l’inchiesta sui mandanti sta dipanando il filo nero da milioni di dollari che legherebbe Licio Gelli e la loggia P2, gli esecutori e il cuore dello Stato. I depistaggi, le bugie degli apparati, i silenzi di alcuni militari e i misteri mai risolti (tanti, ad esempio la presenza in città dei terroristi tedeschi Margot Frohlich e Thomas Kram, simboli dell’ormai nota ma archiviata pista palestinese) hanno lacerato e diviso il Paese, alimentato sospetti e generato rifrazioni giudiziarie e pregiudiziali. Vale anche per Ustica, la strage del Dc-9 Itavia inabissatosi con 81 corpi e ricordata dal Presidente. Vale per le altre stragi d’Italia, a volte decifrate e a volte indecifrabili: ecco perché l’impegno di Mattarella all’insegna di "dolore, ricordo e verità" assume oggi il senso più solenne della riconciliazione. L’esigenza di verità non richiede però solo parole, ma l’apertura completa di tutti gli archivi e la decadenza del segreto di Stato. La desecretazione dei documenti aiuterebbe ogni parte in causa (anche politica) a squarciare il cielo dei retropensieri e delle teorie oblique. Farebbe strada a una degna e civile verità di Stato, non putativa. Si deve fare di tutto per la "verità completa", ragiona Mattarella, "con un impegno completo e senza alcuna riserva". Dopo quarant’anni è cambiato il mondo, l’interconnessione e il web hanno un ruolo sempre più attivo anche nelle cronache giudiziarie (da Wikileaks a Panama Papers) e la recente pandemia, con il suo gargantuesco carosello di informazioni eccesssive, spesso non vagliate, ha creato spazio per una pericolosa infodemia. La riconciliazione di Bologna, l’omaggio alle vittime delle stragi, non devono essere una fine, ma un inizio. E per questo dobbiamo essere grati al presidente Mattarella.