Se ‘misuratore sfiducia’ è il significato sostanziale della parola spread, al di là di quello specifico (differenziale di rendimento tra titoli di Stato di paesi con diversi rischio di solvibilità), c’è da attendersi che in queste ore lo spread salga come e più di quanto non sia già successo ieri, quando ha toccato 336 punti per poi chiudere la giornata a quota 327, con il tasso del Btp decennale al 3,6% e la Borsa giù di quasi il 2%. E questo non solo perché oggi è atteso il giudizio definitivo della Commissione Ue sulla manovra di bilancio: tutti i pronostici prevedono ineludibile l’apertura di una formale procedura d’infrazione.

No, ciò che più preoccupa è la risposta, a dir poco deludente, data dal mercato alla nuova emissione del Btp Italia, l’obbligazione a rendimento minimo garantito offerta a risparmiatori e investitori istituzionali, vero termometro del grado di fiducia, o di sfiducia, verso il sistema Italia. Messa in vendita da lunedì per quattro giorni, questa 14esima emissione conta (contava?) di portare al Tesoro tra 7 e 9 miliardi. Il primo giorno non si è andati oltre 481 milioni, meno della metà del miliardo sotto il quale mai si è scesi in precedenza, tranne che nel 2012. E il secondo giorno le cose sono andate anche peggio: 241 milioni. Difficile immaginare, quindi, che tra oggi e domani ci si possa almeno avvicinare all’obiettivo, tanto che ormai si parla apertamente di un vero e proprio flop. Anche perché nell’emissione precedente, dello scorso maggio, nei primi due giorni furono raccolti 3,7 miliardi. Sideralmente lontano, poi, è il successo della quinta emissione del Btp Italia, che vide raccogliere in un giorno la cifra record di 16,8 miliardi. 

Naturalmente ci sono diverse ragioni tecniche che possono in parte spiegare questo niet, ma il fiasco è troppo clamoroso per non considerarlo una spia del clima di sfiducia che incombe sul nostro paese. Clima su cui dovrebbero riflettere i due azionisti del governo pentaleghista, invece che minimizzare o, peggio, lanciare proclami tipo «non consentiremo che si speculi». Se qualcuno crede di poter spezzare le reni ai mercati, sappia che quelle che saranno spezzate saranno le reni degli italiani. E la cosa non ci piace affatto. 
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