Ci sono tanti spread che si addensano minacciosi sul futuro degli italiani. C’è quello temutissimo dei mercati, che misura la fiducia degli investitori nel Paese e nel fatto che lo Stato ripaghi i suoi debiti, certo. Ma c’è anche quello, altrettanto subdolo, che riguarda la politica. Uno spread che segna la distanza delle parole dai fatti, delle promesse dai risultati. Il nuovo stallo nel quale si è impantanato il governo lo sta facendo impennare pericolosamente. I più spesso nemici che amici gialloverdi, bloccati in un’estenuante partita a poker fatta di bluff e veti incrociati, stanno rimandando giorno dopo giorno scelte chiare e definitive sulla Tav, sulle autostrade, su Alitalia, sulla riforma delle autonomie e, soprattutto, sui conti pubblici. Ma i nodi verranno inevitabilmente al pettine, il gioco a nascondino tra flat tax, salario minimo e coperture ‘segrete’ delle rispettive misure bandiera – che Lega e Cinquestelle annunciano senza mai svelare – non può durare all’infinito. Sia perché l’Europa vuole risposte chiare (il 2 luglio deciderà se andare avanti con la richiesta di procedura di infrazione), sia perché lo spread tra promesse e Paese reale sale. La pressione fiscale, ad esempio, è salita nel primo trimestre dell’anno al 38%, non parliamo di quella reale (cioè il peso sui soli contribuienti onesti che le tasse le pagano) che ormai veleggia ben oltre il 45%. I profitti delle imprese sono ai minimi storici degli ultimi 20 anni. Ma c’è un dato che più di altri segnala come lo spread della sfiducia degli italiani sia salito: il potere d’acquisto è aumentato ma spendiamo meno. Le famiglie preferiscono risparmiarli quei soldi. Che siano in banca o sotto il materasso poco importa, perché il risultato è lo stesso: non vengono spesi per far girare l’economia. E allora ben venga lo choc fiscale, purché si dica come, con quali coperture e quando avverrà. Perché ormai, di promessa in promessa, di sparata in sparata, gli italiani si sono assuefatti e non ci credono più. In economia come in politica il vero tesoretto è la fiducia. Meditate, politici, meditate. E, poi, magari, agite.