Roma, 11 gennaio 2017 - Nelle ore in cui è esploso il caso delle intercettazioni ai danni dei vertici di istituzioni pubbliche e private, ci ha lasciato Zygmunt Bauman, il teorico della società liquida, che in uno degli ultimi libri ha affrontato il tema della sorveglianza globale. In «Sesto potere», scritto con David Lyon, si evidenzia che le logiche della sorveglianza, come quelle della corruzione, siano diventate strutturali nel mondo contemporaneo. Tanto che – il caso dei fratelli lo dimostra – nessuno resta indenne. Ormai quello della sicurezza è il tema endemico di questo secolo, quasi uno «spirito del tempo», che evidenzia come sia complicato, eppure necessario, conciliare libertà e sicurezza, riservatezza individuale e interesse pubblico. Nell’era del pericolo terroristico e dell’invadenza mondiale della criminalità, è una questione inevitabile? Probabilmente sì: qualunque nostra azione lascia tracce. E siamo noi stessi, spesso inconsapevolmente, a contribuire a farlo. Va rilevato altresì che la gran parte delle informazioni non è segreta e neppure si può mantenere tale. È la fisiologia del sistema.

A CIÒ si aggiunga la patologia e cioè quando, come nel caso degli ‘occhi di Piramide’, si acquisiscono dati in modo illegale. Che non è una faccenda per servizi segreti o pochi altri eletti, ma un’abilità di uso sempre più diffuso. La supremazia di qualunque organizzazione o persona sarà condizionata a dismisura dal possesso delle informazioni, oltreché dalla capacità di analizzarle e utilizzarle tempestivamente. Anche la politica viene condizionata da questa situazione, come conferma l’intrusione degli hacker russi nel voto Usa. La Rete è un campo di battaglia. Che polarizza differenze e amplifica i messaggi. Pertanto, la centrale di cyberspionaggio potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Non a caso la nostra intelligence evidenzia da tempo la necessità di investire nella sicurezza informatica. Per questo la vicenda non può essere ridotta alla disputa di chi viene nominato per gestire i 150 milioni previsti nel bilancio dello Stato. È tempo di fare sul serio e costruire una collaborazione tra pubblico e privato. Nella relazione dei nostri 007 si spiega che la sicurezza cyber è la frontiera avanzata dell’intelligence. Solo così, come dice il direttore del Dis Alessandro Pansa, «le difficoltà diventano sfide da vivere».