Quando una funivia diventa un proiettile che uccide quattordici persone il primo passo è andare a chiedere spiegazioni alla meccanica. Si comincia frugando nel mistero tutto sommato decifrabile di funi e ganasce che sfida la forza di gravità. Poi si contempla l’errore umano, la svista fatale ma in buona fede. Al limite si fa un pensiero al destino sapendo che ogni incidente è concomitanza di più fattori. E così abbiamo fatto. Per arrivare dopo due giorni a un risultato agghiacciante: quella cabina da un mese era una roulette russa perché qualcuno lo aveva deciso. La tragedia si poteva evitare.

La fiducia di chi si mette in viaggio nel vuoto intenzionato a credere che ogni rotella sia al suo posto, perché altrimenti tutti farebbero le scale a piedi, è stata tradita per calcolo. Si racconta di telefonate sciagurate e leggere: l’impianto ha bisogno di manutenzione, i lavori costringerebbero a fermare tutto per un mese e un mese dopo il lockdown non possiamo permettercelo. Sai che facciamo? Ci mettiamo una pezza. Come se in ballo ci fosse stato un lavandino otturato, il filtro del condizionatore da cambiare. Ci hanno messo una pezza. Hanno infilato un forchettone per bloccare il sistema di emergenza dei freni ed evitare che la funivia malandata procedesse a singhiozzo. Per evitare di fare le cose per bene e quindi chiudere, rimetterci. Un forchettone dimenticato per distrazione può starci, è una sventatezza sproporzionata alla strage ma apre margini di comprensione. Un forchettone messo apposta senza considerare i rischi ma solo i bilanci no. Che razza di persone siamo diventati. Chi va a spiegarlo a Eitan che la sua famiglia è stata sterminata perché una combriccola di ottimisti ha pensato che un cavo non si sarebbe mai rotto, i freni di emergenza non sarebbero serviti, nessuno se ne sarebbe accorto. Chi ci rassicura adesso al prossimo giro? Seggiovie, ascensori e aerei impongono un atto di fede. Ma vale anche per i treni e le navi e tutto quello che portiamo in tavola: non è che in cima alla catena c’è un ragioniere che vuole fare tornare i conti a tutti i costi e prende la scorciatoia? La tragedia di Stresa condanna tutti all’insicurezza, nel caso non ne avessimo avuto abbastanza. E ci ricorda che la malvagità presuppone un certo spessore morale, volontà e intelligenza, ma spesso è l’idiozia a fare più danni e a lasciare senza parole