Detto e fatto. Gli F-16 di Erdogan e l’artiglieria hanno cominciato ad ammorbidire le posizioni curde appena oltre la fascia di sicurezza abusivamente creata in territorio siriano, a ridosso del proprio confine. Strada aperta per i carri e i blindati, il contatto diretto è scattato. Sarà dura. Pur in palese stato di inferiorità militare rispetto ai turchi, i curdi sono ideologicamente più forti e determinati. Venderanno cara la pelle e il territorio. La Turchia non ha mai combattuto veramente il Califfato. Il suo vero obiettivo è stato sempre impedire la nascita di uno Stato curdo e ora trae vantaggio da un momento favorevole per tutti. Momento non casuale, ma cinicamente concordato con quella porzione di Occidente che si identifica negli Stati Uniti e con quella potenza da secoli protesa verso i mari caldi che, dopo gli Zar e l’Urss, oggi è la Russia di Putin.

Non è escluso che anche l’Iran di Rohani e la Siria di al-Assad facciano tacitamente parte dell’accordo. Trump non rinuncia al controllo del Mediterraneo orientale – vedansi gli accordi con la Grecia, la permanenza importante in Italia, il patto di non aggressione di Israele con gli Emirati del Golfo. Non è nemmeno irrealistico pensare che la Turchia, con il tacito assenso degli Usa, abbia già un accordo con Putin per transitare sotto il suo stabilizzante controllo tutta la fascia nordorientale della Siria ora presidiata dai curdi. Un bel regalo per tutti, al-Assad compreso, che con questa mossa si affrancherebbe da numerosi problemi. Dopo queste ciniche giravolte di Trump e di Erdogan, è tuttavia importante sapere che l’Occidente, Europa compresa, avrà perso nei confronti di tutto il resto del mondo un’altra bella fetta della propria credibilità. Teniamone conto, e prepariamoci ad affrontare altri sgarbi da chi è meno incline di noi a osservare quei buoni principi universali di cui ci vantiamo di essere i portabandiera.