C’è una nota stonata nella maestosa sinfonia del Napoli, alla sua quinta vittoria consecutiva. E’ il pianto sistematico di Sarri. Al tecnico azzurro non basta vincere la sfida con la bestia nera Atalanta nel detestato mezzogiorno di fuoco. Non basta il ritorno al gol di Mertens dopo 9 partite di astinenza. Non basta la benigna interpretazione di Orsato, che considera regolare la perla del belga, nata sul filo del fuorigioco. Adesso Sarri si lamenta perché il suo Napoli, nelle prossime otto partite, giocherà sempre dopo la Juve. Scherzi del calendario e della Champions ma per il lamentoso Maurizio questo è un piano ordito per mettere pressione alla sua squadra, per farla steccare a vantaggio dei bianconeri.
A mio modo di vedere giocare dopo il diretto avversario può invece diventare un vantaggio. Consente di misurare gli sforzi e di intensificarli quando serve, come in una gara a cronometro quando si fa la corsa su chi è partito prima di te. Sarri a parte, questo è un Napoli in salute che riparte col piede giusto e riesce a piegare il più scomodo degli avversari rischiando pochissimo.
In attesa della Juve, di scena stasera col Genoa, la Lazio agguanta l’Inter al terzo posto con la solita festosa goleada. Di Francesco e Spalletti si rallentano a vicenda nello scontro diretto, confermandosi che Roma e Inter sono squadre belle, tumultuose ma incomplete. Santon regala il gol al El Shaarawy con un erroraccio e il vantaggio incornicia l’ottimo primo tempo della Roma, più lineare negli schemi e continua nella manovra. 
La muscolarità dell’Inter e una catena di cambi (entrano Brozovic, Eder e Dalbert) riequilibrano la situazione e anche l’eroico Alisson, dopo aver negato almeno tre gol a Icardi, si arrende a una zuccata ravvicinata di Vecino. Il limite del gioco di Spalletti, impostato su cross e manovre aggiranti è la prevedibilità. Ecco perchè dentro questa potente macchina atletica serve la qualità di Rafinha.

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