Non ha un volto, non si vede, è sfuggente come la nebbia padana, ma è dappertutto, spezza le gambe a progetti, sogni e speranze. È la lentocrazia italica che la politica promette solennemente di combattere con la semplificazione, mitico obiettivo che però non ottiene quasi mai risultati apprezzabili, nemmeno quando c’è un’emergenza che a buonsenso dovrebbe contemplare soluzioni semplici e rapide. Roba vecchia, si dirà. Certo, ma sempre attuale. Il commissario straordinario per la ricostruzione del sisma 2016, Giovanni Legnini, ha perso la pazienza e l’ha gridato forte: le semplificazioni se si vogliono fare si fanno, ma c’è una quota di negazionisti delle semplificazioni che si nascondono nella pubblica amministrazione, nelle istituzioni e fra i professionisti. Se si va avanti così, aggiunge, servirà quasi un decennio.

Concetto su cui tutti sono d’accordo ma nessuno risolve il problema. Di chi è la responsabilità? Chi sono i negazionisti? Non si sa, non c’è mai un colpevole, ma il sistema è questo e la politica non è capace di invertire la rotta. Legnini ha trovato un alleato nel sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, che ad una convention della Cna, lo ha sottolineato segnalando il pantano burocratico nel quale si trovano incatenati i comuni. I motivi che rallentano l’Italia su questo fronte sono tanti: una giungla di regolamenti e leggi che si cumulano ai precedenti talvolta in contrasto fra loro, enti che si sovrappongono, sistemi di lavoro mai aggiornati soprattutto negli enti pubblici.

Così il Paese legale è lontano dal Paese reale. E invece è necessario che la Dea semplificazione sia venerata proprio adesso che nella ricostruzione post sisma, ma non solo, si incrociano fondi a pioggia fra Pnrr e Superbonus. Borghi, scuole, aziende, la vita dei cittadini hanno necessità di accelerare verso l’ultimo miglio della normalità. E la Dea semplificazione può essere un Green pass per tutta Italia, anche per quella che non ha sofferto per il sisma ma patisce tempi biblici per la pratica di un capannone, di un muro, di una strada, di una recinzione.