"In questa epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore". Questa frase non è mia, ma di un profeta che vedeva lontano: la scrisse in una canzone Franco Battiato nel remoto 1981. Deve essere vero che gli artisti hanno in dote il dono di anticipare il futuro. Perché, davvero, ci siamo. Siamo alla consacrazione degli idioti dell’orrore. Cosa altro potremmo dire, come potremmo commentare le immagini di turisti al sole di Lampedusa che si affannano per fissare sul cellulare le scene dei disperati che si lanciano in mare dalla Open Arms, la barca tenuta in ostaggio al largo dell’isola? Cosa diavolo scatta nella testa della gente, che poi saremmo noi? Dove è finito il senso non già del pudore (quello, manco a parlarne, è stato tumulato da decenni) ma della decenza? Cosa risponderebbe un genitore, intento a fotografare un disgraziato sul punto di affogare, al figlio che chiedesse che cosa sta accadendo? Che deve mettere a fuoco bene l’inquadratura per fare bella figura, un minuto dopo, sui social? (sottinteso: e quanto al naufrago, crepi pure al largo).

Badate: non è un discorso sulla tragedia (permanente) dei migranti. È, questa, una riflessione amara sul declino delle nostre abitudini, sul degrado della sensibilità, sul tracollo della buona educazione. Qui si fa tutto per un selfie. Per una diretta Facebook. Per una storia da pubblicare su Instagram. Non si ha più rispetto nemmeno per la Morte. Si va al funerale di una celebrità televisiva o di un ex campione dello sport non per rendere omaggio alla loro memoria. Per carità: ci si presenta davanti alla chiesa (o addirittura dentro la chiesa, che Dio ci perdoni) per apparire accanto a un altro volto famoso e mostrare l’inevitabile istantanea al resto del mondo (virtuale, sul web, online, in Rete, come vi pare). Questo doveva essere ed è il secolo delle nuove tecnologie. Peccato ci stiano rimbambendo togliendoci persino la pietà.