Gli annali scolastici sono lastricati delle buone intenzioni dei ministri. Stavolta però il titolare del dicastero, Fioramonti, non si è limitato a promettere i classici di inizio anno (più soldi in busta paga agli insegnanti e più risorse alle scuole), ma ha introdotto una variazione al tema (il ruolo creativo e propositivo degli studenti): una novità importante. Partiamo dalle risorse. Ieri l’Italia ha superato i 2.400 miliardi di debito pubblico, un esborso progressivamente cresciuto da anni per finanziare la spesa corrente, senza spingere la crescita. Forse è ora di indirizzare più risorse sull’educazione: un paese avanza se la formazione è di qualità e dura tutta la vita, come hanno capito alcune nazioni (Singapore in primis, ma anche la Cina, per dire). La politica dei bonus e dei redditi di cittadinanza può essere un tampone in tempi di crisi, ma il futuro passa dall’investimento in formazione. Non c’è altra ricetta.

Ora il ministro promette stipendi più alti ai docenti. Giustissimo. L’annuncio non deve arenarsi nei conti della manovra, ma neppure può trasformarsi in soldi a pioggia. I fondi vanno usati per promuovere una educazione inclusiva e di qualità. E quindi con una vera apertura alla valutazione dei professori, con il coraggio di scegliere le professionalità migliori quando si decide chi può insegnare. Mentre si dibatte dei Gae, ad esempio, ci si dimentica delle migliaia di laureati in Scienze della formazione, un corso di laurea di 5 anni, anzi sette se si aggiunge la specializzazione per il sostegno. Valorizzare gli insegnanti significa anche valorizzare il merito. Il secondo punto è l’appello ai giovani. Il ministro sa che l’apprendimento mnemonico alla lunga non funziona e che la scuola deve essere palestra di creatività e analisi critica formativa. Chiediamolo agli studenti, ma anche ai docenti. Tocca a loro valorizzare i talenti dei giovani, incentivare lo spirito critico, la capacità di proporre soluzioni (è ciò che serve sul lavoro ma anche quello che fa crescere una cittadinanza consapevole in una democrazia). Poi lo Stato farà la sua parte. Ad esempio rifletterà se le tre buste all’esame orale di maturità siano il modello migliore e se l’assillo per burocrazia e programmi non vada rivisto. La nuova scuola è cominciata. Speriamo di poterla promuovere il prossimo giugno.