Passi per l’antifascismo nonostante i due partiti che si richiamano al fascismo abbiano ottenuto alle ultime europee la metà dei voti del partito animalista, passi per Bella Ciao anche se l’invasore è stato scacciato 70 anni fa, passi per gli slogan in difesa di quella Karola Rakete che tentò di speronare una motovedetta di finanzieri, passi pure per il coro "Odio Salvini" che a qualcuno delle 35mila sardine non poteva non scappare, in fondo sono andati a Roma per quello e almeno una soddisfazione dovevano togliersela. 

Passi tutto, ma il punto politico resta: e adesso? Che faranno queste sardine, che strada prenderà questo magma indistinto di voglia di politica al tempo dell’antipolitica, di antisalvinismo, questa richiesta di partecipazione che piace a destra e sinistra, e che ha superato addirittura i confini nazionali? Per adesso le sardine sono state soprattutto l’espressione di un sentimento, una sorta di moto dello spirito che i partiti, specie quelli di sinistra, non avevano saputo cogliere. Di idee poche, e non troppo nuove. Ieri a piazza San Giovanni è stata declamata la Costituzione, e magari da chi si affaccia alla politica con spirito di ventenne uno si aspetterebbe anche che quella Costituzione la si voglia cambiare, è stato suonata come inno una canzone di 70 anni fa, sono state presentate proposte tra cui spicca l’abrogazione dei decreti sicurezza, cosa che mezzo parlamento chiede da mesi, e avanzata la richiesta ai politici di non usare i social, come se il successo sardiniano non sia dovuto a Facebook. Il tutto senza un’ipotesi sullo strumento con cui queste belle speranze vogliano prendere forma. Non solo, con una apartiticità così sbandierata da risolversi in apparente neutralità, che però non potrà durare a lungo: le elezioni in Emilia e le liste che si presenteranno a giorni dirimeranno i primi nodi.