Vincenzo Muccioli non fu un santo, forse nemmeno un eroe, ma sicuramente non fu un assassino, né un sequestratore di persone con un cupo mantello sulle spalle e oscuri interessi nascosti chissà dove a San Patrignano, la comunità che in quarant’anni su un percorso accidentato e difficile ha salvato la vita a oltre ventimila ragazzi caduti nelle foibe della droga. Nella storia della prima Sanpa, nata sul colle diventato città della speranza, Vincenzo Muccioli divise l’Italia per la singolarità di quella strana famiglia che salvava i tossici con un mix di metodi spicci e, come amava dire lui, di "iniezioni di amore", mentre lo Stato se la cavava col metadone o poco più, senza una visione strategica.

Poi l’Italia lo amò come una rockstar, fu un esempio, fece scuola con un metodo nuovo per recuperare chi era precipitato nel buio degli stupefacenti. Oggi la controversa serie tv di Netflix, tutta impostata più a focalizzare gli errori commessi, pur a fin di bene, e fornendone una prospettiva ambigua, tende a voler riproporre una idea divisiva del patron di Sanpa. Il docu - film è ben fatto, ricco di testimonianze, ma è come se si fermasse a decenni fa, all’epoca delle accuse, dei processi, delle assoluzioni per Vincenzo Muccioli, dei dissapori con qualche fedelissimo che forse pretendeva maggiore riconoscenza. Per la coscienza collettiva San Patrignano non è più solo quella.

La realtà di oggi va rappresentata superando le anomalie degli anni pionieristici e turbolenti. Altrimenti la visione risulta distorta e annebbiata. Ci furono episodi violenti, certo, ma bisogna tenere presente che quella comunità, oggi come allora, non è fatta di boy scout col sorriso, ma di ragazzi che hanno avuto la mente distrutta, la vita strappata, la droga nel cervello. Senza polso fermo e disciplina sarebbero ancora sulla strada con la morte a un passo. Ci furono due suicidi? Il miracolo è che non ce ne siano stati a centinaia. Ci furono situazioni che sfuggirono di mano come l’omicidio di Roberto Maranzano? Vero, ma bisogna tenere presente che lavorando con gente che viene dalle aree di emarginazione abissale della società ci si può sporcare. La Sanpa di oggi è cresciuta anche sugli errori di un tempo, è strutturata e solare, lavora con quello Stato e con quelle istituzioni che all’inizio dimostrarono diffidenza e ostilità. Un’altra epoca. Per capire fino in fondo il mondo della collina è opportuno che nel Monopoli di questa storia sul tavolo ci siano tutte le carte. E sono più quelle pulite che quelle sporche, mentre mille ragazzi e ragazze lavorano e rinascono. Ognuno si faccia l’idea che crede, eppure San Patrignano resta un miracolo non di Dio, ma di Vincenzo Muccioli e di tanti uomini e donne protagonisti di uno splendido reality.