A guidare il Paese è andata una persona normale. Uno che saluta i 630 deputati con un ‘buonasera’. Parla poco. Parla chiaro. Si è proposto di fare alcune cose molto difficili, altre rivelatesi finora impossibili a ogni governo. Noi (che abbiamo il virus dell’ottimismo) crediamo che Draghi riuscirà a convincere – via Europa – le multinazionali a rilasciare i permessi per produrre i vaccini in Italia. Avere trenta milioni di vaccinati entro giugno significa stroncare la malattia e salvare l’economia turistica. Paradossalmente è la sfida principale, ma anche la meno difficile. La vera svolta di Draghi va misurata sul resto.

Sbloccare davvero immediatamente gli appalti, lavorare 24 ore al giorno come per il ponte di Genova. I lavoratori edili hanno dato la loro disponibilità. Si aspetta lo Stato. Basterebbe questo a dare una sferzata alla disoccupazione e al Pil. Se per transizione ecologica intendiamo anche la messa in sicurezza dell’ambiente violentato da decenni per evitare frane e alluvioni potremmo avere una ripresa da dopoguerra. Ma per diventare un Paese normale l’Italia ha bisogno di altro.

Nel suo (breve) intervento alla Corte dei Conti, ieri il presidente del Consiglio ha detto che bisogna mettere mano alla normativa per ridurre le "sproporzionate responsabilità" dei pubblici funzionari. Per non sbagliare pagando penali surreali, il funzionario non firma. E il Paese si ferma.

Da anni occorre riformare anche l’abuso d’ufficio che colpisce migliaia si sindaci incolpevoli. Riuscirà Draghi? Riuscirà a disboscare la selva di norme per cui qualunque cosa per cui all’estero bastano giorni da noi richiedono mesi? Riuscirà a dimezzare gli undici anni che occorrono per fare un’opera pubblica da cento milioni? Riuscirà ad accorciare i giudizi civili, che tanto scoraggiano gli investitori stranieri? A rispettare i tempi brevi per un ‘giusto processo’? (L’unico modo serio per risolvere il problema della prescrizione).

Se farà tutto questo, San Mario potrà affiancarsi ai due colleghi che si festeggiano il 19 gennaio e il 31 dicembre.

Ha dalla sua una maggioranza molto solida anche se clamorosamente eterogenea. Caso ha voluto che l’emorragia grillina abbia consegnato al centrodestra (per tre quarti governativo) la maggioranza al Senato. Giorgia Meloni ha usato toni nobili da leader dell’opposizione. Speriamo che la stessa cosa facciano gli scissionisti dei 5 Stelle. Il governo ha bisogno di stimoli, non di sabbia negli ingranaggi.