Il primo miracolo di Gesù avvenne alle nozze di Cana. Secondo il vangelo di Giovanni (2,1) trasformò l’acqua in vino (buonissimo, com’è ovvio). Senza il miracolo, il banchetto nuziale sarebbe fallito, perché il vino era finito. Al tavolo della maggioranza il vino è finito dal 26 maggio, quando il 32 a 17 per il Movimento 5 Stelle del 4 marzo si è trasformato in un 34 a 17 per la Lega. Da un mese e mezzo il problema si è risolto alla bell’e meglio con bevande gasate e acqua minerale, ma sull’Autonomia o l’acqua diventa vino o il governo va a casa. Non so come, ma forse anche stavolta il miracolo di Cana si rinnoverà. Eppure, la distanza di posizioni è abissale, soprattutto sulla scuola. Se l’impostazione dell’insegnamento resta nazionale, com’è ovvio che sia, se i concorsi resteranno nazionali e un siciliano o un campano potranno insegnare in Veneto, se la somma spesa dallo Stato per l’istruzione lombardoveneta non crescerà di un centesimo se trasferita alle regioni, sarà difficile dimostrare che le regioni meridionali avranno da perdere da un’autonoma organizzazione scolastica nel Nord

Siamo però su un terreno delicato e scivoloso. La Lega perderebbe la faccia cedendo su un punto votato da milioni di elettori del Nord e il Movimento 5 Stelle non può perdere l’ennesima battaglia dopo aver dovuto perfino ingoiare di nascosto la sconfitta sul Tav. «Non si sta rompendo nulla, è normale dialettica», dice il presidente del Consiglio che vede vino dove c’è ancora acqua. Ma non esiste un solo tema sul quale i due partiti vadano d’accordo e sul quale i toni della dialettica (del M5s, soprattutto) non siano uguali a quelli dell’opposizione. E mancano ancora la riforma della giustizia e quella fiscale, dove un accordo sembra peraltro meno proibitivo di quello sull’Autonomia. Torniamo allora alla domanda della settimana scorsa. Chi tiene in prigione Gulliver Salvini? Perché non prova ad andare alle elezioni? Le ipotesi sono le più fantasiose.

1. Non vuole fare campagna elettorale in agosto e godersi le vacanze 2. Non è più sicuro che in caso di crisi Zingaretti non appoggerebbe i 5 Stelle per un governo alternativo. È noto a tutti che i tacchini non vogliono festeggiare in anticipo il Natale. Ma all’interno dei 5 Stelle il 70 per cento dei parlamentari è pronto ad allearsi col diavolo pur di non andare al voto e quindi – salvo una minoranza – a casa. Mattarella mantiene una posizione di assoluto equilibrio. Ma tutti i suoi consiglieri sognano un governo Pd- 5 Stelle, come accadde già l’anno scorso prima della formazione del governo. Eppure più si va avanti, più gli attacchi a Salvini cresceranno. «Mai preso un rublo», mi disse il Capitano un anno fa quando parlammo della sua vecchia amicizia con la Russia di Putin (risale al 2013). La stessa cosa ha ripetuto ieri. Ma si può star certi che i pugni sul sopracciglio (Savoini) continueranno ad arrivargli da ogni parte, a cominciare dai 5 Stelle che rilanciano di nuovo la questione morale. Esattamente tra una settimana si chiuderà la finestra per votare a fine settembre. Poi arriverà la riduzione di un terzo dei parlamentari, che scenderanno a 600 da 935. E allora lunga vita alla legislatura. Ma gli attacchi diventeranno più forti. E chi trasformerà l’acqua in vino?