Matteo Salvini dice che i migranti sono cosa sua: non ci mettano il naso né il presidente del Consiglio, né i ministri. La nave Sea Watch non entrerà in porti italiani, salvo che per sbarcare 18 persone tra bambini, familiari e malati. Gli altri dovrebbero tornare in Tunisia. Questo episodio ha rilanciato nelle ultime ore il tema al quale il segretario della Lega deve la sua vertiginosa ascesa nei sondaggi dei mesi scorsi. Una scelta coerente con il suo autoritratto di «uomo forte» in grado di garantire qui e in Europa «prima gli italiani». Luigi Di Maio, nel consueto scambio di carinerie di questi giorni, ha ricordato che l’Italia ha già avuto uomini soli al comando. Non si riferiva tanto a Matteo Renzi, quanto a Benito Mussolini. In compenso trova nell’arroganza una somiglianza di Salvini anche con Renzi. La strategia del capo dei 5 Stelle è di nuovo mutata. Nell’ultimo mese sembrava spostarsi a sinistra per difendere il proprio elettorato dal Pd di Zingaretti, rientrato anch’esso a sinistra. Negli ultimi giorni Di Maio è tornato su posizioni moderate.

Sposando una linea cauta sui rapporti finanziari con l’Europa, nel tentativo dichiarato di isolare Salvini: se tutti pensano una cosa e lui pensa il contrario – dice – è evidente che sbaglia lui. La novità è che tra i ‘tutti’ ci sarebbe anche il M5S.
Salvini, al contrario, è orgoglioso di essere isolato. Dice apertamente quel che altri pensano e ha ventilato più volte lo stesso Renzi: sfondare il tetto del 3 per cento tra deficit e prodotto interno lordo può andar bene a patto di finanziare investimenti per la crescita e non la spesa corrente. È accaduto più volte in passato alla Francia e alla stessa Germania. Il problema non sarebbero tanto le sanzioni europee, quanto quelle dei mercati. Ai quali interessa una cosa soltanto: chiarezza nei programmi e stabilità nel governo che deve eseguirli. Quanto sarà stabile questo governo dopo le elezioni della settimana prossima è difficile prevedere, visto che in una sola giornata di questa abbiamo contato quattordici argomenti sui quali i due vice premier la pensano diversamente. Addirittura ieri sera Di Maio ha ventilato per la prima volta un pericolo per la stabilità del governo e lo ha fatto sui provvedimenti per la famiglia. 

Salvini vuole perciò conquistare il maggior vantaggio possibile sia sull’alleato di governo 5 Stelle (per ribaltare i rapporti di forza nella maggioranza) sia sull’alleato alle amministrative Forza Italia (in modo da ridimensionarne l’utilità in un nuovo, eventuale centrodestra). Per far questo ha chiamato un referendum su se stesso. Gli è stato detto che l’ha fatto Renzi con risultati disastrosi. Ma c’è una differenza: Renzi aveva confuso il suo ruolo di segretario del Pd con quello di alfiere di un referendum costituzionale. Salvini chiede un referendum squisitamente politico: volete che sia io o Di Maio a guidare il prossimo governo, qualunque esso sia? Alle urne l’ardua sentenza.