L’UNO-DUE, tra Olimpiadi e Tav, ha segnato un nuovo gong per le sorti del governo giallo-verde. E quel ricompattamento, paludoso per l’Italia ma almeno di facciata per grillini e leghisti, al quale abbiamo assistito nelle settimane post voto è, da ieri, di nuovo in frantumi.

La vittoria italiana per Milano-Cortina e lo sblocco dei bandi per la Tav rappresentano plasticamente tutto quello a cui la Lega non può rinunciare neanche se il suo leader lo volesse (e non lo può volere per definizione): il Nord e le grandi opere, l’asse che da Venezia va a Torino, la modernizzazione del pezzo più produttivo del Paese, «tutte cose» che costituiscono una sorta di Dna del Carroccio che non può essere modificato, pena la sconfitta certa.

Specularmente gli stessi elementi e fattori sono, come è emerso ieri dopo la manfrina ipocrita del giorno prima da parte del grillismo istituzionale, nervi scoperti della constituency del Movimento: non sarà per caso che Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, con tutti i loro supporter e guru ispiratori, si sono ritrovati sulle stesse accuse al «partito del cemento».

Mai come su questi temi (che sono identitari ma anche tremendamente reali) i due partiti di governo sono in piena rotta di collisione e, allo stato, appare sostanzialmente impossibile trovare una via di compromesso. Dunque, la partita della fine dell’alleanza e della crisi dell’esecutivo è di fatto riaperta. E lo è non solo per il «merito» del contrasto radicale su un terreno vitale per lo sviluppo del Paese, ma anche perché Matteo Salvini avrebbe solo da guadagnare politicamente ed elettoralmente da una rottura che riguarda lo stesso «futuro» dell’Italia.

Insomma, gli argomenti per far saltare il governo da parte del capo della Lega ci sono e sono largamente spendibili in chiave elettorale, i sondaggi confortano un’operazione di tale portata. E, per qualche settimana ancora, c’è anche una «finestra» che permetterebbe il voto anticipato in autunno. Se non è la quadratura del cerchio, poco ci manca: tocca a Salvini tirare le somme.