Strano posto l’Emilia Romagna. È una regione che continua a guardare a sinistra mentre la società, compresa l’area più popolare, nel quotidiano segue scelte e ragionamenti che di sinistra il più delle volte non sono. Una regione votata all’economia di mercato, ma legata alle radici dell’ex Pci -Pds-Ds-Pd in politica. Il centrosinistra mantiene il sindaco nel triangolo di città capoluogo, Bologna, Ravenna, Rimini. Mentre per Bologna il risultato appariva scontato già alla vigilia con un civico non forte scelto da Matteo Salvini, nelle altre due qualche bookmaker aveva azzardato quote per il ballottaggio. Nulla da fare. Ribaltoni non se ne sono visti nemmeno nelle seconde file, da Cesenatico sul mare, a Cento, cittadina industriale del Ferrarese, a Sestola, perla turistica dell’Appennino. Il centrosinistra tiene il comando e nella città della Madonnina di San Luca sposta le lancette ancora più a sinistra, visto il parziale successo di liste come Potere al popolo e Coalizione civica, pattuglia di cui fa parte l’area dei centri sociali.

Ci saranno nodi di governabilità con la virata voluta dal neo sindaco Matteo Lepore? È possibile, se in giunta entra qualche duro e puro. E mentre il centrodestra dovrà mettere in fila gli errori (soprattutto a Bologna), qualcosa che non quadra c’è pure nella regione della Music & Motor valley. Per decenni L’Emilia Romagna felix è stata ai vertici dell’affluenza. Tutti coperti e sempre allineati. Poi è cominciata l’erosione. Stavolta nel giro di rinnovo per 48 comuni l’affluenza si è fermata al 54,81%, in calo di 6,54 punti rispetto a cinque anni fa e vicina alla media nazionale (54,69%). Nella Bologna dotta e sempre rossa ha votato solo un elettore su due. Il record negativo emiliano fu alle regionali 2014: 37%. Protesta? Insoddisfazione? Serve tempo per capire, a sinistra e a destra. Certo che i candidati civici messi in campo da Fd’I e Lega, non hanno pagato. Forse scelti frettolosamente e poco convincenti. Poi troppe divisioni, corse in ordine sparso soprattutto in Emilia Romagna dove la sfida è già difficile per la tradizione di sinistra. Nel 2023 si vota per le politiche. Meglio cominciare a meditare.