Le nuove regole previste per affontare la pandemia comunicano un po’ di senso di apertura, di responsabile ripresa di attività vitali e di socialità. Ma quando si allenterà il lockdown, la chiusura interiore? Si vedono già – e le statistiche lo confermano – diffusi atteggiamenti di “vita in ritirata dalla vita”. Questo lungo anno ha radicato negli animi di moltissimi due cose che non spariscono per decreto: la paura e la sfiducia. La paura tende a bloccare la vita. Chi vive sempre sul chi va là rischia di non vivere più. Diventa così circospetto da diminuire e di molto la propria positiva adesione alle circostanze e alle occasioni. E al rapporto con gli altri.

Una società che è stata immersa in modo così feroce e a lungo nella paura non se la scrolla di dosso con due decreti o con un vaccino. La paura è un’ombra, se te ne lasci dominare, esistere diventa una trappola. Un labirinto dove a ogni svolta si teme un fantasma. E come spesso vediamo, i paurosi divengono insicuri e perciò aggressivi e irrazionali nell’affrontare problemi e situazioni. Il pauroso infatti sostituisce la fiducia con il sospetto, la positiva apertura alle circostanze e alle persone con una maniaca fobia del calcolo. La prudenza – che ancora occorre – non è sorella della paura ma della fiducia. Il prudente e ben diverso dal pauroso. Il primo sta attento ma è mosso da un atteggiamento di fiducia e da spirito di costruzione, il secondo invece è bloccato e vede pericoli ovunque.

Ora che con ritardo colpevole abbiamo provvedimenti efficaci – e qualcuno risponderà di tanti morti se non al tribunale della storia, spesso fallace, a quello del cielo – si tratta di iniettare non solo vaccini ma tanta fiducia.

Le crisi di civiltà, diceva quel genio di Baudelaire, dipendono dall’avvilimento dei cuori.I cuori ora avviliti dalla pandemia devono guarire dalla nebbiosa paura, dalla sfiducia. E per questo non basta la legge, né l’impegno pur necessario della politica. Occorre una insurrezione dei fiduciosi, un contagio di fiducia da persona a persona, specie verso i più giovani. Perché paura e sfiducia possono fare male alla società anche più delle calamità. Senza fiducia non vanno in crisi solo gli amori e le amicizie, ma anche le aziende, le comunità e ogni gruppo che deve costruire qualcosa di buono. L’Italia sempre ferita che mai muore, come diceva Marinetti, è a una prova decisiva. Ora basta paura.