Chissà cos’avrebbe detto il comunista Guido Fanti, sindaco di Bologna negli anni Sessanta e poi parlamentare, di questa Leopolda da record, senza tessere e senza (o quasi) compagni. La prima ‘griffata’ Italia Viva. «Negli anni Cinquanta gli iscritti al Pci a Bologna erano 131.884, in regione i tesserati erano quasi 480mila, negli anni Settanta poco meno di 450mila», scriveva proprio Fanti nel suo libro ‘Cronache dall’Emilia rossa’. Oggi sono meno di 23mila: dato brutale, se pensiamo che questa era (è) la Federazione più potente del Paese, dato che dimostra il destino del centrosinistra in Italia.

I modelli, ad esempio quello emiliano, non ci sono più. Finite le rendite di posizione. Finiti gli schemi tradizionali. Cambiati i linguaggi. È questa la sfida delle elezioni regionali del 26 gennaio. Lo sa bene Isabella Conti, giovane sindaco di San Lazzaro di Savena, che in pochi anni ha elettrificato e poi dettato l’agenda al Pd. Tutto è iniziato con la colata di Idice: leggi lo stop di un maxi insediamento edilizio cui erano seguite pressioni e minacce denunciate dalla Conti appena insediata subite per mano di altri sindaci, cooperative rosse e imprenditori. L’inchiesta penale fu poi archiviata, ma quella frattura sancì il primo grande strappo fra coop e partito. Matteo Renzi, già in quell’avvio di 2015, si schierò con Isabella.

Ora in regione vige una legge sul consumo di suolo a saldo zero. Senza contare poi l’idea di far iscrivere i bambini gratis agli asili nidi: progetto-chiave del secondo mandato della sindaca, formula usata ora come un mantra da buona parte degli amministratori italiani. Il piano era stato subito rilanciato dal governatore Bonaccini in cerca di una riconferma, poi l’ha riletto anche il premier Giuseppe Conte.

Italia Viva parte da qui, da una sindaca, per dare più peso ai sindaci, ai territori: il nuovo Renzi fa quello che il vecchio Renzi non aveva fatto. Diversi primi cittadini avevano lamentato la mancanza di un legame diretto con le stanze romane; fra i dem, ad esempio, molti auspicano un possibile impegno del milanese Beppe Sala. Pare il terreno in cui si spinge anche la Lega. E forse è prevedibile, visto che tutti i confini politici, col governo gialloverde e poi giallorosso, sono saltati: Italia Viva non vuole ‘rubare’ al Pd, ma aprire altre strade, percorsi obliqui. Le presenze di questa Leopolda si trasformeranno in un bottino di voti? Fanti, uomo mai banale, avrebbe di sicuro studiato il fenomeno con interesse.